Le cose sono messe così. Dopo la decisione con cui è stato restituito il vitalizio ai condannati, sempre al Senato il prossimo martedì potrebbe avvenire un altro colpo gobbo: la cancellazione della delibera con cui nel 2018 vennero tagliati, per ragioni di equità sociale, tutti gli assegni per gli ex inquilini di Palazzo. Con il ripristino degli assegni tanto per i senatori con la fedina penale pulita quanto per quelli che l’hanno imbrattata a suon di tangenti e altri reati gravissimi come corruzione, mafia e persino terrorismo. E così, tanto per fare un esempio, Roberto Formigoni a cui ieri, grazie all’impegno profuso da Forza Italia e Lega, è stato restituito non tanto l’onore quanto il malloppo, nel giro di una settimana vedrà lievitare i suoi introiti, altro che indigenza: in un sol colpo gli verranno restituiti, a dispetto della pena da scontare e del risarcimento del danno ancora dovuto per aver asservito a suon di regalini e regaloni la propria funzione agli interessi della sanità privata lombarda quando era al Pirellone, ben 7.709 euro ogni mese per tutta la vita. Perché il vitalizio, come i diamanti, è per sempre. E lo stesso accadrà per gli altri condannati come lui (da Ottaviano Del Turco a Silvio Berlusconi passando per Marcello Dell’Utri, Vittorio Cecchi Gori, Enzo Inzerillo e naturalmente gli eredi dei condannati nel frattempo defunti) che già martedì hanno messo a segno il colpaccio con la conferma da parte del collegio di appello presieduto dal forzista Luigi Vitali della sentenza resa in primo grado dalla Commissione contenziosa dove siedono i leghisti Simone Pillon e Alessandra Riccardi e guidata dall’altro azzurro Giacomo Caliendo.

Commissione che a giugno scorso aveva fatto scattare l’entusiasmo pure di tutti gli altri ex senatori facendo a brandelli i tagli degli assegni decisi appena tre anni fa. E su cui la prossima settimana si deciderà in via definitiva, sempre di fronte al Consiglio di Garanzia di Vitali: in 700 “ex” attendono con fiducia la fine dell’austerity, un lungo elenco che va dalla A di Antonio Azzollini alla Z di Ortensio Zecchino, passando per Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, Alessandra Mussolini e Francesco Speroni, Francesco Rutelli e Carlo Scognamiglio e pure l’ex ministro Francesco Nitto Palma, oggi potente capo di gabinetto di Sua Presidenza, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Sperano, sperano tutti. Molto più di prima dopo la sentenza sui condannati che ha fatto venire l’orticaria ai 5Stelle che ora minacciano di fare sfaceli. E che intanto infilzano Salvini perché i suoi sono nel Consiglio di garanzia che l’altroieri ha riaperto i rubinetti a Formigoni&C., facendo scatenare l’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina per la quale ridare l’assegno pure ai condannati “è come scatarrare sui cittadini onesti”.

Dalla Farnesina Luigi Di Maio la tocca piano: “La riassegnazione del vitalizio a Roberto Formigoni è riprovevole. Così la politica si dimostra davvero fuori dal mondo. Mi appello a tutte le forze politiche: non facciamo passare sotto silenzio quanto accaduto. Tutti dimostrino coerenza e responsabilità”. Anche l’ex premier e leader in pectore del Movimento, Giuseppe Conte, tuona contro la decisione “che trasmette un messaggio profondamente negativo per i cittadini, perché mina il delicatissimo rapporto di fiducia con le istituzioni, tanto più in questo momento in cui il Paese sta faticosamente cercando di superare una drammatica pandemia”. Ma Conte ha pure chiesto “che gli esponenti e le forze politiche che hanno preso questa decisione se ne assumano pubblicamente la responsabilità”. A Matteo Salvini sono fischiate le orecchie, ma a chi gli ha chiesto conto del voto dato dai suoi senatori pro Formigoni ha risposto buttandola in caciara: “Non commento le vicende giudiziarie dei 5Stelle e mi auguro che il figlio di Grillo risulti innocente”. Insomma, ha fatto spallucce e non solo lui. La pasionaria pentastellata Paola Taverna ha chiesto che venisse messo in calendario un dibattito in aula dopo la sentenza sui condannati col vitalizio, ma gli altri gruppi le hanno finora risposto picche.

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