Sigfrido Ranucci, lei si gode il 12,3% di share dell’ultima puntata di Report ma Matteo Renzi non ha gradito il servizio sul suo incontro all’autogrill con Marco Mancini, dirigente del Dis che coordina i Servizi. Dice che è “da studiare nei manuali del complottismo”, non gli piace che si dica “tipo losco ma elegante”, non lo convince che a riprendere la scena sia stata un’insegnante in auto con il padre. Non avrete esagerato?
“Tipo losco”, riferendosi a Mancini, lo dice la testimone, che in effetti è un’insegnante, l’abbiamo verificato, ed era lì per caso. Noi ci facciamo delle domande perché accadeva in un momento particolare, con una crisi politica in corso anche sulla delega ai Servizi. E mentre Mancini aspirava a un incarico di vicedirettore di una delle agenzie di intelligence. Non è nemmeno un funzionario come un altro, è sempre stato assolto anche grazie al segreto di Stato ma il suo nome è legato a vicende come il sequestro di Abu Omar e lo spionaggio Telecom. È singolare poi che Renzi mi accusi di complottismo quando il suo partito utilizza contro Report, addirittura in un’interrogazione parlamentare, un dossier che gira da mesi su una fattura pagata dalla Rai in Lussemburgo per l’inchiesta su Alitalia e Piaggio e mail tra me e Rocco Casalino. Tutte cose che non esistono.

Voi sapevate già del dossier. Come?
Ce lo dissero colleghi giornalisti a cui era arrivato, che poi non hanno scritto nulla. Il Tempo, Dagospia e qualcun altro hanno scritto di mail fra un conduttore Rai, senza fare il nome, e Casalino. Che ha smentito. A Luciano Nobili di Italia Viva vorrei chiedere se ci fa vedere la fattura e chi gliel’ha data, non ha il segreto sulle fonti. Il falso dossier è una polpetta avvelenata contro Renzi, non contro di noi. Un depistaggio. È arrivato in busta anonima? Da dove? È apparso a gennaio mentre il nostro inviato Giorgio Mottola lavorava sui soldi dell’obolo di San Pietro ed era in contatto con Cecilia Marogna, legata al cardinale Angelo Becciu, che si dice strumento di un tentativo di delegittimare il generale Luciano Carta allora capo dell’Aise.

Per Matteo Salvini, e non solo per lui, è normale che un politico come Renzi veda un dirigente dell’intelligence come Mancini. È normale o dovrebbe occuparsene il Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui Servizi?
Renzi non è l’unico politico che parla con i Servizi, il problema non è l’incontro ma il contenuto di un dialogo durato, secondo la testimone, 40 minuti. Mancini non è il capo del Dis, ha informato i suoi capi? Se questi colloqui sono ammessi mi sembra inutile il Copasir come luogo di confronto tra i parlamentari e l’intelligence. C’è un do ut des tra Renzi e Mancini? Quest’ultimo chiedeva una sponsorizzazione? Gli dava informazioni? Nello scenario peggiore potevano essere informazioni su parlamentari che avevano scelto di far cadere Giuseppe Conte, o di passare dall’altra parte, magari perché oggetto di ricatti. Sono solo ipotesi, ma sarebbe bene che il Copasir chiedesse a Mancini e a Renzi. Se si frequentano dal 2016, parlano di sicurezza nazionale? E Renzi informa chi di dovere? Si incontrano in sedi istituzionali o anche in casa di una terza persona?

Oltre a Mancini c’è il suo amico Giuliano Tavaroli, già uomo chiave del caso Telecom: secondo la Marogna, avrebbe fatto da tramite per colpire l’ex capo dell’Aise Carta. La rete del vecchio Sismi di Nicolò Pollari e Pio Pompa è sempre in piedi?
È a disposizione, una sorta di mutuo soccorso. Renato Farina, l’ex agente Betulla, su Libero attacca Report per difendere Becciu . Anche Luca Fazzo del Giornale, coinvolto a suo tempo in quelle vicende, secondo la Marogna si sarebbe prestato all’operazione contro Carta.

Mesi fa la Lega chiese l’accesso agli atti in Rai, sembrava cercare le fonti di un servizio di Report sui suoi revisori dei conti. Com’è finita?
C’è un audit interno, non so a che punto sia.

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