“Ho fatto otto campi di concentramento. Per otto volte son salito sui carri bestiame”. A parlare è Michele Montagano, cent’anni il prossimo 27 ottobre, ufficiale dell’esercito e internato militare perché dopo l’armistizio si rifiutò di indossare la divisa tedesca.

“Sono stata anti fascista. L’ho detto alle amiche di scuola e loro mi hanno guardato con due occhi così” racconta Gianna Radiconcini, staffetta partigiana, morta a 90 anni nel dicembre 2020.

E poi c’è Argante Bocchio, 98 anni, che non dimentica le sue battaglie da operaio: “Allora essere licenziato per uno sciopero antifascista voleva dire che nessuno ti avrebbe assunto”. Lui vive ancora nella sua Mezzana Mortigliengo, in Piemonte. Partigiano del distaccamento “Pisacane” è stato vice comandante della dodicesima divisione Garibaldi “Piero Pajetta Nedo” con il nome di Massimo.

La voce commossa di questi uomini e donne sono solo tre delle circa cinquecento video interviste che fanno parte del primo memoriale virtuale della Resistenza, presentato ieri dall’Anpi, Associazione nazionale partigiani italiani, alla presenza di Gad Lerner e Laura Gnocchi che per due anni hanno lavorato, con altri volontari, alla raccolta di questo mosaico della nostra storia che da lunedì sarà a disposizione di tutti attraverso la piattaforma www.noipartigiani.it.

Per la prima volta, i volti di quei giovani che scelsero di lottare contro il fascismo, sono stati catalogati e resi pubblici, in primis per le scuole e i ricercatori.

A fare gli onori di casa stamattina ci ha pensato il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo: “L’idea è nata da Lerner e da Laura Gnocchi che proprio in questi giorni hanno pubblicato Noi ragazzi della libertà dove la Resistenza è raccontata in prima persona dai ragazzi e dalle ragazze che scelsero da che parte stare”.

Ma un libro non basta a custodire per sempre la memoria di centinaia di uomini e donne. “Il memoriale – ha proseguito Pagliarulo – virtuale è la prima pietra del Museo nazionale della Resistenza che nascerà a Milano. Un prezioso archivio che doniamo al Paese e al mondo dell’istruzione: i ragazzi della radio parlano a quelli del web”.

Il sito si presenta come un’opera capace di unire il prezioso passato dei partigiani con il linguaggio moderno dei giovani: concepito in maniera semplice offre la possibilità di conoscere le storie dei partigiani di ogni regione e permette di selezionare per ogni intervista il capitolo che più interessa.

Le parole dei testimoni, raccolte e montate con dovizia, hanno un comune denominatore: il sottofondo di “Bella Ciao”.

“Siamo riusciti a fare – dice Laura Gnocchi – un affresco sincero di quanto accaduto, senza eroismi. Tanti di loro ci raccontano di aver scelto di fare i partigiani perché non volevano arruolarsi. È stato un lavoro molto emozionate anche perché tra poco queste persone non potranno più raccontarsi dal vivo”.

C’è Giordano Bruschi che racconta: “Vinsi in classe il primo premio per la ripetizione a memoria del discorso del duce. Ebbi un voto altissimo, lodevole. Lo portai a casa per farlo firmare al padre e mi beccai uno schiaffo”.

C’è Laura Wronowski, classe 1924, nome di battaglia “Kiki”, nipote di Giacomo Matteotti. Perse Sergio, il suo primo fidanzato, in battaglia: “L’anti fascismo in casa di mia madre si respirava come l’aria”.

E poi c’è Angelo Del Boca di Piacenza che tra le lacrime racconta: “I valori che avevo conquistato durante la Resistenza sono tali che sono ancora quelli che ho oggi”.

Per Gad Lerner è stato “il lavoro più emozionate della mia vita”.

Spiega lo storico Giovanni De Luna: “Rispetto al passato ci sono molti eventi illuminanti da queste testimonianze come il protagonismo degli operai e delle donne. Queste interviste hanno una dimensione quasi religiosa e possono essere inserite in un patto di cittadinanza”.

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