Ama che ama le donne: sarà per questo non se n’è tenuta accanto una per più di una sera? “Ho voluto fare un festival molto al femminile, e farlo al femminile voleva dire avere molte presenze. Ho voluto che molte donne portassero il loro mondo, mi piaceva di più che avere presenze fisse. È un mio pensiero artistico, ovviamente, ma ne sono orgoglioso”.

Pensiero artistico e pure un po’ debole. Quest’anno così, come l’anno scorso, le donne hanno fatto la staffetta. Quest’anno come l’anno scorso, il cast fisso è di soli uomini: oltre ad Amadeus, all’irrinunciabile Fiorello (monumento), anche Zlatan Ibrahimovic e Achille Lauro. Eppure le donne si sono prese il palco (con alcuni distinguo, naturalmente). Matilda De Angelis (a cui gli autori hanno scritto un monologo “da Baci Perugina”) se l’è cavata benissimo, nonostante la comprensibile emozione. Per non dire di Elodie: ha cantato e ballato che Lady Gaga levati, ha presentato e si è scritta pure un monologo per niente ovvio. “Il mio quartiere mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto e non parlo solo delle privazioni materiali, come non avere l’acqua calda o non riuscire ad arrivare a fine mese, ma anche della voglia di sognare. Non bisogna sempre sentirsi all’altezza delle cose, l’importante è avere il coraggio di farle e poi si aggiusta in corsa. Essere all’altezza non è più un mio problema, perché essere all’altezza è un punto di vista”. Beatrice Venezi, giovane ma già affermata direttrice d’orchestra, in giuria ad AmaSanremo, è stata la madrina dei giovani: “Se Sanremo è lo specchio del Paese l’attenzione ai giovani è un importante segnale di innovazione e modernità. I giovani non sono solo il futuro, sono il presente dell’Italia”. La presenza all’Ariston è anche l’occasione per far affermare l’idea che “la musica classica non è roba da vecchie signore… Portarla in un contesto diverso dal solito è veramente importante, consente di arrivare a un pubblico più ampio, di dimostrare che un contenuto apparentemente elitario invece appartiene a tutti. L’italiano perde un po’ la dimensione ludica della musica, in altre lingue è più evidente: play piano, o jouer du piano”. E a proposito di messaggi, la dirompente Loredana Bertè (che ha risollevato la prima serata) con una sola frase e un gesto (le scarpe rosse sul palco) ne ha mandato uno potentissimo: “Al primo schiaffo bisogna denunciare”.

Vittoria Ceretti, super top chiamata dopo la defezione di Naomi Campbell, è l’unica presenza femminile a interpretare l’ormai desueto ruolo della valletta. Simona Ventura, fermata ieri dal tampone positivo, salterà la serata finale e probabilmente non sarà sostituita. Ieri abbiamo visto Barbara Palombelli, che in conferenza stampa (oltre a un amarcord stucchevole, “Gianni Borgna, Walter Veltroni, Goffredo Bettini e io eravamo già pazzi di Sanremo ai tempi della scuola”) ha citato due volte Mediaset. Non proprio fair, anche considerando che mercoledì sera è andata in onda con la sua trasmissione contro il festival.

A proposito di genere, sono da segnalare due polemichette: una riguarda i fiori, che Francesca Michielin ha passato a Fedez (idem Victoria dei Maneskin e Arisa). L’altra querelle riguarda il machismo di Ibra, molto alpha. In modi diversi lo sono un po’ tutti i protagonisti. E dunque: la scelta della staffetta rosa è dettata da un’incapacità di lavorare accanto alle donne o dal timore di essere messi in ombra? Speriamo che l’anno prossimo si prenda atto di un cambiamento che nei fatti è già avvenuto. Se sarà un Ama ter è presto per dirlo: gli ascolti non sono stati incoraggianti nemmeno giovedì (44,3% di share, 11 punti meno del 2020).

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