Una nuova variante del coronavirus, chiamata B.1.526, si sta rapidamente diffondendo nella città di New York e, secondo due diversi team di ricercatori, tale variante porta con sé delle mutazioni che potrebbero rendere meno efficienti i vaccini. È stata individuata inizialmente a metà novembre e a metà febbraio risulta essere presente in un caso su quattro di covid-19. È quindi legittimo chiedersi, in Usa come in Italia, con tutte queste varianti in aumento se ne uscirà mai? Forse non ci sbarazzeremo del coronavirus ancora per diversi anni ma sarà possibile gestirlo e quindi tornare a quella “normalità” perduta che tanto ci manca. È il nuovo tipo di ottimismo a cui dovremmo iniziare ad aspirare, suggerisce il magazine scientifico Nature.

Nessuno dei due studi sulla variante newyorkese è stato ancora ufficialmente approvato e pubblicato su giornali scientifici, scrive il New York Times, ma gli esperti sostengono che i risultati raccolti sono sufficienti per iniziare a prendere sul serio questa nuova minaccia. Anzi, pare che sia addirittura più pericolosa della variante identificata a dicembre in California, che già risulta essere più contagiosa del ceppo originario di coronavirus che ha scatenato la pandemia globale in cui ci troviamo.

Ma a parte le notizie non proprio confortanti sulle mutazioni del virus e gli oltre 500mila morti per covid-19, negli Stati Uniti per fortuna sia casi che decessi sono in calo e si procede rapidamente alla distribuzione dei vaccini. La Casa Bianca ha fatto sapere che la fornitura settimanale di vaccini agli Stati salirà da un milione di dosi a 14,5 milioni. La FDA ha approvato il vaccino da una sola dose di Johnson & Johnson. Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson entro la fine di marzo produrranno abbastanza vaccini da inoculare a circa 130 milioni di americani, più o meno la metà della popolazione adulta. La FDA ha anche autorizzato a conservare i vaccini Pfizer in frigoriferi standard in modo tale da aumentare il numero di postazione in cui può essere somministrato. Secondo la compagnia farmaceutica i vaccini possono essere conservati in questo modo fino a due settimane.

Con questi dati incoraggianti è normale cercare di intravedere la fine del tunnel, come si diceva, ma un recente articolo di Nicky Phillips su Nature ci riporta con i piedi per terra affermando che “il coronavirus è qui per restare”. Questi tipi di virus infatti circolano per anni causando infezioni respiratorie come l’influenza stagionale che negli Usa nel 2018 causò 61mila morti e nel 2019 ne fece 34mila senza che ciò scatenasse una pandemia globale da milioni di morti. L’obiettivo che quindi dobbiamo fissarci non è un mondo a covid zero ma un mondo in cui la malattia sia gestibile quanto un’influenza. E questo obiettivo, se non altro, è raggiungibile con i vaccini.

Chi sembra essere qui per restare è anche Donald Trump, ospite d’onore questo fine settimana a uno dei più importanti eventi per conservatori, la Conservative Political Action Conference (CPAC) che si tiene a Orlando, Florida. L’ex presidente interverrà con un discorso domenica, il primo intervento pubblico da quando ha lasciato la Casa Bianca, in cui parlerà ancora una volta di brogli elettorali alle presidenziali 2020.

Per dare un’idea di come le cose siano cambiate negli ultimi anni a questo evento che in un certo senso fa da cartina al tornasole per le preferenze interne al GOP, basti pensare che nel 2016 Trump era stato snobbato e sottovalutato allo stesso evento mentre nel 2012 Mitt Romney, allora candidato presidenziale, ne era stato l’ospite d’onore.

A inizio settimana proprio Romney, tra i pochissimi repubblicani anti-Trump, ha candidamente ammesso: Trump “ha la più grande influenza sul mio partito. Non so se ha intenzione di candidarsi nel 2024, ma se lo farà sono quasi certo che vincerà”. Le previsioni di Romney sono state confermate anche di recente da un sondaggio della Quinnipiac University secondo cui il 75% dei repubblicani vuole un ruolo di rilievo di Trump nel GOP.

Intanto però la procura di Manhattan ha finalmente ricevuto le dichiarazioni dei redditi che il tycoon è riuscito a tenere segrete per anni e ora sta indagando su presunte frodi fiscali e assicurative dell’ex presidente e della sua Trump Organization. La Corte suprema aveva respinto l’istanza di Trump per mantenere segreti i suoi documenti. Si tratta di milioni di pagine, contenenti documenti fiscali e dichiarazioni dal 2011 al 2019. Questa inchiesta non solo potrebbe bloccare future aspirazioni presidenziali, ma potrebbe anche significare il carcere per Trump se verranno trovate frodi fiscali.

Chi invece si è ritirata del tutto dalla vita politica dedicandosi a tutt’altro, almeno per ora, è Hillary Clinton. L’ex first lady ed ex segretario di Stato, da grande lettrice di gialli, ha deciso di scriverne uno insieme all’amica e scrittrice Louise Penny. “State of Terror”, che sarà pubblicato in Ottobre da Simon & Schuster e St. Martin’s Press, narra le vicende di un neo Segretario di Stato che lavora nell’amministrazione di un rivale politico e deve vedersela con una serie di attentati terroristici che sarebbero stati scatenati da quattro anni di leadership sbagliata alla Casa Bianca. Un chiaro riferimento a Trump che di questi tempi, piaccia o no, influenza la politica e a quanto pare anche la letteratura.

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