Transizione verde? Con Macron il flop del ministero unico

In Francia - L’idea da sola non basta

Nel nascituro governo Draghi ci sarà un super ministero per la trasformazione verde del Paese. “La buona notizia è che ci sarà un dicastero della Transizione ecologica – ha esultato la delegazione degli ambientalisti con l’ex Bce – Siamo rimasti favorevolmente colpiti dalla centralità della questione ambientale”. La creazione di un superministero green è la […]

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Nel nascituro governo Draghi ci sarà un super ministero per la trasformazione verde del Paese. “La buona notizia è che ci sarà un dicastero della Transizione ecologica – ha esultato la delegazione degli ambientalisti con l’ex Bce – Siamo rimasti favorevolmente colpiti dalla centralità della questione ambientale”. La creazione di un superministero green è la principale proposta del Movimento 5 Stelle a essere stata portata ieri sul tavolo delle trattative con il premier incaricato nell’ultima giornata delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. “Un Superministero per la transizione ecologica lo hanno Francia, Spagna, Svizzera, Costa Rica e altri Paesi. Presto lo dovranno avere tutti. Non lo dico io – ha scritto ieri Beppe Grillo sul suo blog – ce lo gridano la natura, l’economia, la società. Capiamolo una volta per tutte: è l’economia che rovina l’ambiente, non il contrario”. Il sì di Draghi, anche se non ha fatto ancora dichiarazioni ufficiali al riguardo, sbloccherebbe l’impasse nei 5Stelle, con il voto di Rousseau.

La proposta del Garante pentastellato è di un ministero che “fondi le competenze per lo sviluppo economico, l’energia e l’ambiente”: “Solo un superministero per la transizione ecologica – si legge sul blog – può affrontare le crisi che in cinquant’anni di economia patogena abbiamo fatto diventare emergenze: il clima, la biodiversità, le disuguaglianze, il lavoro, le migrazioni. Questa è una pand-economia micidiale”.

Nel suo blog, Grillo cita innanzitutto la Francia. Qui il ministero dell’Ecologia è diventato il ministero della Transizione ecologica e sostenibile nel maggio del 2017 con il primo governo di Emmanuel Macron. Da candidato En marche!, l’ex ministro dell’Economia di François Hollande aveva promesso di accelerare lo sviluppo delle rinnovabili portando dal 75% al 50% la parte del nucleare nel mix energetico entro il 2025 e fissando l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Da neo presidente era riuscito a dare spessore al suo progetto reclutando una figura molto corteggiata anche dai suoi predecessori: Nicolas Hulot, notissimo animatore televisivo e amato attivista. Un superministro, numero tre del governo, a capo di un superministero con le competenze del Clima, dell’Energia, dell’Economia sostenibile e dei Trasporti.

La delusione arriva nel novembre del 2018 quando Hulot si dimette a sorpresa perché “nella sfida ecologica mi hanno lasciato da solo”. Il ministro aveva gettato la spugna per aver dovuto fare marcia indietro sul nucleare, ma anche per il peso delle lobby. Aveva detto: “Ci ostiniamo a portare avanti un modello economico responsabile di tutti i disordini climatici. Macron non ha capito che la causa di tutto è il capitalismo”.

Nel rimpasto di governo del luglio 2020, il termine “sostenibile” scompare e si parla di ministero della Transizione ecologica. La nuova ministra, l’ecologista Barbara Pompili, conserva il portafoglio dell’Energia e del Clima, ottiene le politiche della casa e del territorio, ma perde l’economia sostenibile che ridiventa competenza del Tesoro. Il giorno dopo il rimpasto, Greenpeace France commentava: “Siamo scettici sull’influenza reale che la ministra potrà avere di fronte a un presidente onnipresente e una maggioranza che demolisce ogni progresso sul clima”. Il primo settembre, per protestare dopo la marcia indietro sul divieto degli insetticidi neonicotinoidi, le associazioni ecologiste hanno boicottato la riunione del Consiglio nazionale della transizione ecologica. Ieri Pompili ha portato in Consiglio dei ministri la nuova legge sul clima, che si basa sui lavori di una apposita Convezione per il clima: 150 francesi scelti a caso che in 9 mesi hanno partorito oltre 150 proposte tra cui la creazione di un reato di ecocidio e la riduzione dei gas serra del 40% entro il 2020. Una legge poco ambiziosa per le Ong.