Dai milioni della Lega custoditi in Lussemburgo al nuovo presunto sistema occulto di finanziamento al partito. Il commercialista Michele Scillieri dopo dieci ore di verbale apre finalmente il suo “cassetto della memoria”. E spiega come il dettaglio del denaro leghista volato verso il Granducato gli sia arrivato da una confidenza gestuale di Alberto Di Rubba, altro commercialista che assieme al collega Andrea Manzoni (e allo stesso Scillieri) è indagato nell’inchiesta milanese sul caso della fondazione regionale Lombardia Film Commission (Lfc), coordinata dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi.

Davanti a Scillieri i pm prima di tutto mettono due strane fatture. Il professionista fa sì con il capo e inizia a spiegare: incarichi politici, nomine nelle società partecipate, consulenze. Chi le ottiene deve poi ripagare la Lega con percentuali fino al 15%. Denaro retrocesso anche con fatture ad hoc mediate dai due commercialisti fedelissimi di Matteo Salvini.

Sul fronte dei conti esteri, invece, la “confidenza” che potrebbe cambiare il verso di questa storia avviene durante un abboccamento romano. Michele Scillieri racconta di aver raggiunto Di Rubba, che in quel momento gravita intorno al Parlamento, dove opera come revisore dei conti per la Lega. I due stanno commentando i giornali su cui è appena deflagrata la notizia sui soldi in Lussemburgo; qui i pm di Genova stanno cercando il collegamento tra i 10 milioni partiti da Banca Sparkasse di Bolzano e i conti della Lega. Dice Scillieri: “Di Rubba mi disse che 3 milioni erano rientrati”. Gli altri 7, aggiunge, sarebbero finiti nelle sette società sorelle, che avevano sede nello studio dei commercialisti. E per descrivere l’operazione, sostiene Scillieri, Di Rubba avrebbe fatto “un gesto con la mano”. Come a indicare una sorta di fiume destinato a perdersi tra i vari rivoli, tra Italia e Granducato.

Scillieri poi ha allargato il campo svelando ai pm un flusso di denaro occulto da ritornare alla politica anche attraverso fatture false. Tanto chiare sono apparse le parole di Scillieri che questa modalità durante l’interrogatorio è stata paragonata al sistema Caianiello, per come chiarito dall’inchiesta Mensa dei poveri sul tangentificio Lombardia. In quell’indagine era emerso con limpidezza come Nino Caianiello, già coordinatore provinciale di Forza Italia a Varese e regista degli affari politici in quella zona, intascasse una “decima” da chi aveva ottenuto incarichi politici o nomine nelle partecipate grazie ai suoi rapporti istituzionali.

Scillieri, interrogato sabato scorso, va ricordato, ottiene una consulenza di 25mila euro da Lfc per due anni a partire dal 2018. In quel periodo Alberto Di Rubba è presidente uscente della fondazione. Secondo quanto messo a verbale, il commercialista retrocederà ai due commercialisti circa il 40% attraverso le emissioni di due fatture che la Procura ha individuato nei server sequestrati. Messo davanti all’evidenza, Scillieri ha confermato la retrocessione del denaro per finanziare il partito. Valore: oltre 20mila euro per difetto.

Dopodiché ha spiegato che il sistema leghista riguarda buona parte delle cariche politiche e delle nomine nelle società partecipate. Secondo il professionista la percentuale di retrocessione alla Lega mediata dai contabili del Carroccio sta tra il 5 e il 15%. Il quadro, stando al verbale, viene confermato in un passaggio ritenuto fondamentale. Durante un incontro nei pressi di via Bellerio, Scillieri chiede ai commercialisti della Lega di dare una consulenza o un incarico a una persona a lui vicina. I commercialisti rispondono in modo negativo. Spiegano che non possono dare incarichi o consulenze a persone non interne al giro leghista perché non avrebbero poi la garanzia di aver retrocesso parte del denaro. Al momento, va detto, il racconto di Scillieri viene considerato una importante ipotesi investigativa. Il verbale sarà trasmesso alla Procura di Genova. Oggi è prevista l’udienza davanti al Tribunale del Riesame sul ricorso dell’imprenditore Francesco Barachetti, legato alla Lega, ai domiciliari e accusato di concorso in peculato.

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