Fuori i partiti dalla Rai, come una barzelletta rancida non fa ridere nessuno. La Rai dentro i partiti non diverte lo stesso, ma almeno è cronaca vera. Nelle puntate precedenti i politici nominano presidente e consiglio d’amministrazione, che nominano i direttori di rete e di tg, che nominano i loro sottoposti, che distribuiscono appalti e collaborazioni, in ossequio ai desiderata dei politici. Un gioco del domino perfettamente circolare, fallace come tutte le vicende umane, tuttavia pur sempre emendabile.

Attraverso, per esempio, la famosa “telefonata” che suggerisce l’intervistina in video all’onorevole ics, o il contrattino alla signorina molto cara all’onorevole ipsilon (Boris docet). Un sistema collaudato al 90% che, come i vaccini per il Covid, può essere perfezionato fino al 95%. In che modo? Affidando direttamente ai partiti la parola definitiva sui palinsesti del Servizio pubblico.

Esempio? Il presidente dell’Antimafia, Nicola Morra (quello delle frasi infelici sulla presidente della Calabria, Jole Santelli), invitato a Titolo V su Rai3 e rispedito a casa quando stava per entrare in studio. “Sembra che siano stati l’amministratore delegato Salini e il direttore di Rai3 Franco Di Mare a dividersi i numeri di telefono per chiedere ai referenti politici che cosa sarebbe stato meglio fare” (La Stampa). I referenti dissero niente Morra, e niente Morra fu.

Altro esempio? Le interviste su Rai Storia di Franca Leosini a Luca Varani (condannato come mandante dell’aggressione con l’acido dell’ex fidanzata Lucia Annibali), e quella ad Angelo Izzo (uno degli autori della strage del Circeo). Saltano all’ultimo per “ragioni di opportunità” dopo le vivaci proteste del senatore Matteo Renzi, e degli onorevoli Andrea Romano e Valeria Valente (Pd) perché la programmazione avviene nella giornata contro la violenza sulla donne.

“Si grida allo scandalo, si chiama in causa l’amministratore delegato Fabrizio Salini reo di aver permesso che fosse recato a Lucia Annibali ulteriore dolore” (La Stampa). Infatti, cambio repentino di programma. Nella Rai che non esiste la scelta di trasmettere o di non trasmettere, giusta o sbagliata, sarebbe stata presa da chi ne ha la responsabilità aziendale e funzionale, ed è pagato per questo: l’amministratore delegato, i direttori di rete, i capistruttura.

Nella Rai che invece c’è, i palinsesti li fanno Renzi, il Pd ma anche l’opposizione in quello spirito di condivisione tanto auspicato. A questo punto la Rai appare talmente consustanziata nei partiti che una domanda sorge spontanea: a cosa servono i plotoni di direttori e vicedirettori irrobustiti da continue infornate? Non bastano i “referenti”? Infatti.

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