Pubblicando l’intervento di Henry J. Woodcock sul 41 bis, Marco Travaglio “immagina” che vi sarà un dibattito sul tema “fra gli addetti ai lavori”. In questi anni ho molto scritto dell’argomento e forse ciò mi legittima ad intervenire. Ma ero incerto se farlo e ho deciso di sì soltanto per dovere di coerenza.

Perché? Sento già rimbombare le grida scomposte dei “benpensanti” secondo cui chiunque la pensi diversamente da loro sul 41 bis è un boia, un forcaiolo, un manettaro, un incivile ammalato di cattivismo giustizialista, un primitivo assetato di vendetta… Sono stufo di essere oggetto da sempre – per altro in ottima compagnia – di queste infamanti accuse per il solo fatto di aver maturato sul campo (facendomi per anni – come usa dire – un “mazzo tanto”) un’esperienza concreta di contrasto alla mafia che comporta il dovere di pensarla in un certo modo nonostante le contumelie. Mentre sono certo che gli attacchi riprenderanno subito e con vigore, posto che le tesi che li sorreggono (?) ora trovano – di fatto – l’autorevole sponda di una degnissima figura com’è Woodcock.

E poi ecco in arrivo altre grida compiaciute: spaccato il fronte dei Pm! Tacciano per sempre i molesti magistrati “di guerra”! Chiedano scusa! Avevamo ragione noi (noi di “Nessuno tocchi Caino”, noi avvocati delle “Camere penali”, noi media schierati su questi fronti…) ! E francamente regalare a costoro – pur nel rispetto di ogni opinione – altre carte da giocare, mi sembra surreale.

Ma veniamo al dunque. Le critiche al 41 bis sono elencate da Woodcock in modo dettagliato e spietato, con autentiche bordate che sparano concetti come (dis)umanità, sadismo, tortura, annientamento del nemico, rendere la vita impossibile, incostituzionalità e via salmodiando. Poi, illustrando nel merito i “difetti” del 41 bis, con accenti a volte quasi consenzienti, Woodcock mescola verità a luoghi comuni che nascono ai tempi del terrorismo (quando il 41 bis si chiamava art. 90) ed esplodono con la mafia, ma che non diventano più veri per il solo fatto di essere stra-ripetuti.

Primo: il carcere “duro” serve per far confessare e difatti punisce chi non confessa; – il regime differenziato viene applicato a chi è accusato di delitti di mafia; pentendosi, si dimostra fattivamente di volerla smettere con questa “cultura” di violenza e di morte; altrimenti si manifesta in sostanza la scelta di fare ancora parte del sodalizio criminale; pertanto il 41 bis non è strutturato per punire chi non confessa, ma più semplicemente per modulare la detenzione nei confronti di chi è stato e intende rimanere mafioso. Ciò in base ad una realtà che può cessare solo col pentimento/confessione o con la morte: la assoluta fedeltà del singolo al collettivo criminale, nel quale egli si immedesima interiorizzandolo come l’unico formato da individui degni di essere riconosciuti “uomini” (non a caso autodefinitisi “d’onore”), mentre tutti gli altri sono oggetti da assoggettare. In breve, il 41 bis “punisce” la maggior pericolosità dei mafiosi irriducibili.

Secondo: pentimento non significa travaglio morale , significa solo confessione; – lasciamo stare il travaglio morale, che è un fatto interiore, del tutto estraneo alla sfera giudiziaria; osserviamo invece che per riconoscere una revisione critica del proprio passato e la decisione di cambiare vita, le regole del processo esigono segni concreti “esteriori”; la confessione, sia dei propri delitti sia di quanto si sa dell’organizzazione e delle sue coperture, è in pratica la principale modalità di tale riconoscimento; per contro – lo stabilisce la Consulta – “una semplice dichiarazione di dissociazione” non basta, in quanto atteggiamento ambiguo e facilmente strumentalizzabile per dissimulare il persistere di una sostanziale adesione al clan.

Terzo: confessione significa delazione; – quand’eravamo bambini ci insegnavano che “chi fa la spia non è figlio di Maria”; sia pure che pentendosi e rivelando segreti di mafia si fa la spia; ma contro chi? contro un sistema che “vive” di stragi e omicidi, avvelena economia e politica, corrompe e assoggetta pretendendo omertà; per cui non è escluso che Maria consideri questo comportamento proprio come…. un suo figlio (per lo meno dopo la scomunica inflitta ai mafiosi da papa Francesco).

Quarto: i detenuti al 41 bis sono un “battaglione”, oltre 600, e tale numero poco si adatta al carattere eccezionale dell’istituto;- ma questo numero è l’effetto inesorabile di una causa precisa, l’estensione in Italia (e ben oltre i nostri confini) delle varie mafie, che non sono un’emergenza ma un fatto strutturale, per cui il 41 bis di eccezionale ha purtroppo ben poco.

Quinto: i benefici legati alla collaborazione sono “sontuosi” e addirittura potrebbero avere un effetto “criminogeno”; – ora, a parte che i benefici sono quelli previsti dalla legge (semmai può esserci qualche giudice di manica più larga), ai tanti pentiti che ho conosciuto da vicino va riconosciuto di aver operato per impedire nuovi crimini, cercando di neutralizzare potenti organizzazioni criminali; a rischio di subire rappresaglie bestiali essi stessi ed i propri familiari: basta ricordare – per tutti gli altri, e sono un esercito – Patrizio Peci (Br) e il fratello Roberto, insieme a Santino Di Matteo (Cosa nostra) e al figlio tredicenne Giuseppe.

Sesto: ai detenuti del 41 bis è vietato vestirsi come vogliono o usare lenzuola meno grezze di quelle dell’amministrazione e questo non c’entra con la sicurezza; – poco “riguardoso”, ma l’alternativa è un progressivo ritorno al “Grand Hotel Ucciardone”, un’immagine che sembra iperbolica mentre fotografa la realtà di quando in carcere comandavano i mafiosi, per cui la supremazia dello Stato (anche nella struttura più “totalizzante”) era per loro mera parvenza. In sostanza, per i mafiosi il carcere era a tutti gli effetti la continuazione del dominio esterno, simboleggiata appunto dalla disponibilità di cose che i detenuti comuni si sognano. Con indirette ricadute sulla sicurezza che sconsigliano un ritorno al passato.

Per vero Woodcock (sia pure con una singolare forma parentetica) verso la conclusione del suo intervento afferma che il 41 bis “per carità, entro limiti ben determinati e soprattutto se relegato all’ambito di eccezionalità per il quale era stato concepito, è pure utile e necessario in un Paese come il nostro”. Senonché la mafia , va ribadito, è tutt’ora un sistema consolidato di potere e non un’emergenza eccezionale. Men che mai lo era quando Giovanni Falcone ideò il 41 bis. Che pertanto è frutto della sua intelligenza e conoscenza senza uguali della mafia; ed è letteralmente intriso del suo sangue, in ragione del fatto che contribuì fortemente a decretarne la morte per strage.

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