Quando Carlo Russo, l’imprenditore amico di Tiziano Renzi, entra per la prima volta negli uffici romani della Romeo Gestioni è il 3 agosto 2016. Da quel momento una cimice installata dalla Procura di Napoli registra i suoi dialoghi con l’imprenditore Romeo. A oggi, alcune di quelle conversazioni rappresentano i mattoni sui quali è stato costruito l’impianto accusatorio di uno dei filoni dell’inchiesta romana su Consip, quella in cui Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, è indagato per turbativa d’asta e traffico di influenze. Quei dialoghi però potrebbero non essere utilizzabili in un eventuale processo (qualora ci sarà). Tutto ciò per una decisione della Cassazione che rischia di far saltare questo e altri decine di processi. È la sentenza Cavallo (dal nome di chi ha presentato il ricorso), emessa dalle Sezioni unite il 28 novembre 2019, che, mettendo un freno alle intercettazioni a strascico, ha stabilito che le conversazioni di cui è stato autorizzato l’ascolto per un determinato reato, non possono essere utilizzate per dimostrarne un altro che non sia connesso a quello per il quale si indaga. Ad esempio, se un pm indaga per associazione a delinquere e durante gli accertamenti scopre che sono state commesse anche delle truffe, per questo reato non potrà utilizzare intercettazioni già autorizzate.

Le Sezioni unite La questione dei reati “collegati”

La sentenza Cavallo, negli uffici giudiziari, ha creato uno scossone. In essa si solleva una questione di diritto: “Se il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali le intercettazioni sono state disposte di cui all’articolo 270 del Codice di procedura penale, riguardi anche i reati non oggetto della intercettazione ab origine disposta e che, privi di collegamento strutturale, probatorio e finalistico con quelli che invece già oggetto di essa, siano emersi dalle stesse intercettazioni”. L’articolo 270 stabilisce che “i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti”, tranne se “risultino rilevanti e indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza e dei reati di cui all’art. 266”. I giudici alla fine sentenziano: “L’utilizzabilità dei risultati di intercettazioni disposte nell’ambito di un ‘medesimo procedimento’ (…) presuppone che i reati diversi da quelli per i quali il mezzo di ricerca della prova è stato autorizzato nei limiti di ammissibilità delle intercettazioni…”.

Il senatore forzista Nulla la richiesta di domiciliari

È appellandosi a questi, ma anche ad altri principi, che il Tribunale del riesame di Napoli ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti del senatore forzista, Luigi Cesaro, emessa nell’ambito di un fascicolo su presunte irregolarità nel progetto di lottizzazione dell’area degli ex stabilimenti Cirio a Castellammare di Stabia. Il Riesame ha stabilito che quella misura cautelare non poteva essere emessa anche perché gli elementi emersi dalle telefonate intercettate nell’ambito di un’altra indagine non potevano confluire nell’inchiesta dei pm di Torre Annunziata e non rappresentano comunque gravi indizi di colpevolezza.

Il caso Renzi Il nodo dei dialoghi di Russo

La sentenza Cavallo potrebbe entrare anche nel recinto dell’inchiesta Consip. La Procura di Roma ha chiuso l’indagine nei confronti di 11 persone. Tra questi Alfredo Romeo e Tiziano Renzi, accusati di traffico di influenze e turbativa d’asta della gara Fm4 di Consip; e poi Carlo Russo accusato di turbativa. I pm avevano chiesto l’archiviazione, rigettata in parte dal gip. Secondo le nuove accuse, Russo “agiva in accordo con Tiziano Renzi” su Luigi Marroni, ex ad di Consip, istigandolo “al compimento di atti contrari al proprio ufficio”, al fine di “facilitare la Romeo Gestioni Spa” nella gara Fm4. In cambio della presunta “mediazione illecita”, Russo “si faceva promettere da Romeo” “denaro in nero per sé e per Renzi”. Alcune intercettazioni agli atti sono state captate negli uffici della Romeo Gestioni, dove Russo incontrava Romeo. Sono conversazioni che rischiano di non poter essere utilizzate perché disposte dalla Procura di Napoli mentre indagava su vicende diverse, ossia quelle del Cardarelli e nelle quali Renzi e Russo non entravano per nulla. Agli atti ad esempio c’è la conversazione del 7 settembre 2016 tra Russo e Romeo in cui il primo parla di un presunto accordo quadro. Dice Russo: “Veniamo a noi! Allora, lei mi dice… me l’ha detto più di una volta: facciamo un accordo quadro, facciamo… io ho riferito. Mi dicono: ‘…che accordo è ‘st’accordo quadro?” . Poi i carabinieri annotano: “La risposta di Romeo non è udibile, in quanto egli utilizza un tono di voce molto basso”. “Russo replica: ‘E no! lo deve fare lei avvocato! Io… riporto quel che lei mi dice (ride, ndr) ma non ci pensi!’. Romeo risponde: ‘Mi aiuti! mi dia anche le coordinate! c’è un accordo.. (abbassa il tono della voce, ndr) con Tiziano quali sono i piaceri e qual è il modo col quale… io conosco solo un modo! Il più garantista di tutti’”. In quel momento, secondo i carabinieri “si avverte rumore di scrittura”. Romeo poi prosegue: “Conosco solo questo! non sono avvezzo d’andare a Canicattì… fuori! non sono avvezzo da fare strane formalità eccetera! ma credo che lei è un ragazzo intelligente” “questo il modo… diretto”. Per i carabinieri, il cosiddetto “accordo quadro” sarebbe stato cristallizzato in un foglio scritto da Romeo il 14 settembre davanti a Russo e ritrovato strappato nella spazzatura il giorno dopo dal Noe. Sopra c’è scritto: “30.000 x mese – T.”, che per gli investigatori è Tiziano Renzi, e “5.000 ogni 2 mesi R.C.”, Russo, sempre per il Noe. Presunti flussi di denaro negati da tutti i protagonisti. Non si sa se ci sarà un processo e se i pm chiederanno di utilizzare intercettazioni come questa. In ogni modo, i pm romani si stanno interrogando su come la sentenza Cavallo possa incidere.

Romeo in aula I suoi avvocati: “intercettavano per altro”

Intanto la difesa di Romeo si è già appellata a questa sentenza in un processo – in corso a Roma in primo grado – a carico di Romeo. L’imprenditore è accusato di aver corrotto un ex dirigente Consip, Marco Gasparri, che ha patteggiato una pena di 20 mesi. I legali hanno già spiegato che alcune intercettazioni non possono essere utilizzate perché disposte nell’ambito di un’indagine che riguardava fatti del Cardarelli e non i fatti corruttivi di cui si discute a Roma. “A noi sembra imminente – spiega l’avvocato di Romeo, Giovanbattista Vignola – che la vicenda Gasparri e quindi la vicenda Consip non è connessa con i reati per i quali si procedeva originariamente”. Non ne è convinto il pm Mario Palazzi: la Cavallo, ha detto in udienza il 10 ottobre, “di cui penso malissimo, non incide sulla utilizzabilità delle intercettazioni captate negli uffici della Romeo Gestioni. (…) Nel recinto di questo processo la Cavallo non entra. E se anche qualora dovessimo riconoscerne un suo ingresso non è un cavallo di trojan: non consente alle difese di vincere la battaglia dell’inutilizzabilità”. Il 4 novembre, il giudice Roja scioglierà la riserva: allora si capirà il primo effetto di questa sentenza su uno dei filoni Consip.

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