La linea è tracciata. Il governo deve scrivere le regole e domani dovrà farle passare con le Regioni. Che avranno certamente da ridire sulla chiusura dei bar e delle rivendite di alcolici alle 24 e sul divieto di consumare davanti ai locali fin dalle 21. Il nuovo decreto del presidente del Consiglio (Dpcm), atteso non prima di martedì, dovrebbe contenere anche limiti per le feste private e gli invitati ai ricevimenti per battesimi e matrimoni, nonché per gli sport amatoriali di contatto, come il calcetto, ma a quanto pare non eliminerà i mille spettatori ammessi alle partite di calcio di Serie A. Sarà ulteriormente incoraggiato lo smartworking.

Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha discusso del provvedimento a Palazzo Chigi con il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, il sottosegretario alla Presidenza, Riccardo Fraccaro e i capidelegazione. La riunione è durata oltre 3 ore, la posizione è sostanzialmente unanime, chiudere qualcosa ma non troppo, secondo le linee guida che fissano una prima allerta gialla ora che Rt (il tasso di riproduzione del virus: quante persone in media vengono contagiate da ciascun positivo) è tornato sopra 1 a livello nazionale e in gran parte delle regioni. L’ultimo monitoraggio, fino al 4 ottobre, lo fissa a 1,06 e probabilmente sta aumentando ancora, almeno a giudicare dai contagi registrati che sono più che raddoppiati in meno di una settimana secondo i bollettini quotidiani, dai 2.499 di venerdì 2 ai 5.372 di venerdì 9. Se e quando Rt dovesse salire oltre 1,25 l’allerta diventerà rossa e scatteranno ulteriori restrizioni, ove superasse 1,5 rischiamo il lockdown totale che nessuno, al governo come nel Paese, vuole neppure sentire nominare.

Avanti dunque con attenzione, i numeri preoccupano ma il governo e i suoi consulenti li ritengono ancora sotto controllo. Ieri il ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità hanno registrato altri 5.724 contagi, circa trecento in più rispetto a venerdì. Sono 1.140 in Lombardia e 644 in Campania, le regioni più colpite dalla seconda ondata. Progressivamente aumentano i tamponi, nuovo record: 133.019 in ventiquattr’ore. Anche il rapporto positivi/tamponi continua a salire: ieri era a 4,3 per cento ed è un altro record, però negativo, perché significa che il tracciamento dei contatti dei positivi tiene il passo della diffusione del virus. I morti sono stati 29, uno in più di venerdì, il totale ufficiale fa 36.140. Ma non si muore più come a marzo e ad aprile, nel nostro come negli altri Paesi dell’Ue alle prese con aumenti dei contagi ben più consistenti e però, come ha scritto Domani, rilevati con un maggior numero di tamponi: così Francia (267 nuovi casi ogni 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni contro i nostri 62, secondo le rilevazione del Centro europeo per la prevenzione delle malattie, Ecdc, ma poco meno di 2 tamponi al giorno ogni 1.000 persone mentre noi non arriviamo a 1), Spagna (308 casi ogni 100 mila e oltre 2 tamponi ogni mille) e Regno Unito (228 casi ogni 100 mila e oltre 3,5 tamponi ogni mille), mentre la Germania fa sempre meglio di tutti (44 casi ogni 100 mila, poco meno di 2 test ogni mille). Quel che rassicura, come spieghiamo nella pagina accanto, è che in terapia intensiva ci sono 390 persone in tutta Italia: a metà marzo, quando i contagi rilevati erano sui 5 mila al giorno come ieri e oggi, ce n’erano circa 2.500. Oggi il virus viene intercettato prima e i medici hanno imparato molte cose su come curarlo.

Articolo Precedente

La Cattiveria

prev
Articolo Successivo

Solo il 6% di terapie intensive occupate: il Ssn (per ora) regge

next