Titolone del Giornale: “Svolta della Meloni: con il No vanno a casa”. Oibò, leggiamo meglio cosa dice la leader di Fratelli d’Italia: “Io sono per il Sì al taglio dei parlamentari, ma l’idea che la vittoria del No possa creare un sommovimento nel governo rischia di avere la meglio”.

A questo punto, assai poco originale chiedo scusa ai lettori, ma la citatissima scena dei Tartassati cade a pennello. Totò che cerca di ingraziarsi il maresciallo della tributaria, Aldo Fabrizi, giocando sulle comuni simpatie politiche, ma quando comprende di aver preso un abbaglio pensando che Fabrizi sia un nostalgico del fascismo, si allinea in un baleno, derubricando la sua precedente adesione a un “mi sarà scappato un pro, ma io sono anti”.

Ora, lungi da me qualunque accostamento tra Giorgia Meloni e determinate nostalgie (argomento di chi non possiede altri argomenti) però trovo irresistibile l’analogia tra il “mi sarà scappato un pro” del film con il “mi sarà scappato un No” che in queste ore agita assai le acque della destra. Come dimostra l’endorsement per il No di Giancarlo Giorgetti, ex (?) braccio destro di Matteo Salvini che pur avendo votato Sì, Sì, Sì e ancora Sì, nei successivi voti parlamentari sul taglio, e pur avendo schierato il suo partito sul Sì al referendum, adesso ingolosito dal No, per le stesse ragioni della Meloni, se la cava con uno scontatissimo: “La Lega non è una caserma”.

Eppure, la vera parola chiave dei partiti sovranisti dovrebbe essere: “anti”. Infatti, come ha ripetuto ieri alla Verità, la Meloni sostiene di “avere molte proposte da fare per dare una mano all’Italia”, ma che “se il buongiorno si vede dal mattino non credo al governo interesseranno”. Fatto sta che l’opposizione di destra-destra è convintamente e incessantemente “anti” tutto ciò che fa il governo, a prescindere (come direbbe Totò). Il quale Totò, autore della immortale massima (“la serva serve”) potrebbe facilmente eccepire che l’opposizione si oppone, altrimenti che razza d’opposizione sarebbe.

E dunque chissenefrega del Sì se con la vittoria del No si manda a casa Conte. Anche perché con il giochino io sono per il Sì ma i miei sono per il No, la sera dei risultati Salvini e Meloni potranno dire di avere vinto comunque (carta perde, carta vince).

Ci resta un dubbio visto che la Meloni chiede a Mattarella di sciogliere le Camere se lunedì prossimo la maggioranza di governo risultasse definitivamente minoranza nel Paese. Ma visto che Salvini sostiene che i risultati delle Regionali “non avranno effetti sul governo”, sappiamo già cosa dirà se cambiasse idea: mi sarà scappato un pro ma io sono anti. O viceversa.

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