Nella variopinta galleria dell’antibergoglismo duro e puro si staglia sempre più il profilo da macchietta tragica di monsignor Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti che si fregia ancora del titolo di arcivescovo.

Diventato noto ai tempi del Vatileaks 1 – lo scandalo vaticano che contribuì a provocare la clamorosa rinuncia di Benedetto XVI al pontificato – nell’era francescana Viganò si è trasfigurato in un araldo della destra clericale, convinto che “una cospirazione massonica mondiale” voglia distruggere la Chiesa tramite Bergoglio stesso (paragonato all’Anticristo dell’Apocalisse) e favorire un Nuovo Ordine basato su omosessualità, aborto ed eutanasia. Anche per questo, ha spiegato nella primavera scorsa l’arcivescovo, il Signore ha mandato la “punizione divina” del Covid. Quest’estate però l’offensiva dell’antipapa Viganò (che in questo ruolo ha scalzato il pingue cardinale americano Burke) è arrivata a un ulteriore punto di non ritorno nella sua guerra alla misericordia di Francesco. Da un lato ha condotto una rozza campagna contro “l’eresia” dell’intero Concilio Vaticano II.

Dall’altro, Viganò, si è distinto nel sostegno a Donald Trump nelle prossime presidenziali degli Stati Uniti. Addirittura, a inizio giugno, lo stesso Trump ha rilanciato su Twitter una lettera del monsignore in cui si legge che l’omicidio Floyd e il Black Lives Matter sarebbero stati orditi dalla “cospirazione massonica mondiale” che vuole abbattere il presidente. Così adesso Viganò ha promosso una grottesca Crociata del Rosario (Rosary Crusade) per propiziare la vittoria di Trump a novembre. Pregare nei 54 giorni che mancano al 4 novembre: l’iniziativa è stata annunciata l’8 settembre da LifeSiteNews, sito canadese tra i più influenti del bigottismo dottrinario. Election novena. Sigh!

Nella lettera in cui illustra le ragioni di questa inedita novena elettorale, l’arcivescovo cita una delle frasi più controverse ed enigmatiche di Gesù, dal Vangelo di Matteo. Regnum caelorum vim patitur et violenti rapiunt illud. “Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”. Autorevoli esegeti della Parola hanno scritto di una interpretazione “attiva” e di un’altra “passiva”, a sua volta suddivisa in “positiva” e “negativa”. Nella “passiva positiva” si precisa che la violenza di Dio è diversa da quella umana: è “santa” e può intendersi come conversione radicale tra l’ascesi e la penitenza. La seconda negativa, più letterale, ravvisa l’assalto del Male al Cielo: in questo brano di Matteo, Gesù parla del Battista, poi decapitato.

Viganò aderisce a modo suo alla “santa violenza” della preghiera e termina con l’invocazione al Dio degli Eserciti: “Preghiamo per gli Stati Uniti d’America; preghiamo per il nostro Presidente; preghiamo per la sua vittoria, che il Signore Iddio degli eserciti – Dominus Deus Sabaoth – gli concederà, se saprà porsi sotto la Sua protezione e vorrà farsi paladino dei giusti e difensore degli oppressi. Preghiamo perché le insidie che il nemico invisibile trama nell’ombra vengano alla luce, e perché sia sconfitto chi vuole promuovere il vizio e il peccato, la ribellione ai Comandamenti di Dio e alle stesse leggi di natura”. Un delirio da fariseo vero.

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