Sul Fatto Quotidiano del 20 agosto il direttore Marco Travaglio spiega perché al referendum sul taglio dei parlamentari, che si terrà il 20 e 21 settembre, bisogna votare sì (leggi qui l’articolo). Travaglio risponde a la lettera di Alfiero Grandi, che illustra invece le ragioni del suo no. Qui di seguito il testo di Grandi pubblicato sul nostro giornale.

Caro direttore, le ragioni del referendum costituzionale sono quasi ignote. Sull’onda del populismo montante si è individuato nel taglio dei parlamentari l’obiettivo n.1. Sì, i parlamentari hanno fatto poco per provare il loro ruolo decisivo per la democrazia, votando il taglio del 36,5% per opportunismo, incapacità di opporsi e obbedienza ai capi.
Tuttavia il ruolo del Parlamento va al di là dei suoi componenti, che possono essere non adeguati, perché la nostra democrazia, fondata sulla Costituzione, non sarebbe più tale senza il suo asse portante.

I colpevoli? Anzitutto leggi elettorali che assegnano da anni ai capi partito la nomina di deputati e senatori e l’hanno tolta ai cittadini che non possono scegliere chi verrà eletto. Gli attuali partiti sono in sostanza macchine elettorali e di potere, incapaci di un confronto politico sulle scelte per il futuro.

Tagliare il Parlamento non gli ridarà un ruolo centrale, anzi peggiorerà la situazione. Il Parlamento dipinto come casta serve a nascondere il ruolo accresciuto del potere dei governi. Il maggior potere dell’esecutivo è a spese del Parlamento, che è sottoposto alla grandinata dei decreti, dei voti di fiducia, sotto la minaccia costante di una crisi e di elezioni anticipate. Il Parlamento è ridotto a ratificare le decisioni del governo che ne dilatano il ruolo e che da controllato diventa potere imposto alla rappresentanza, lo dimostrano provvedimenti monstre e leggi approvate senza nemmeno essere lette.

Il M5S vuol mettere alla gogna il Parlamento, mentre il suo ruolo dovrebbe essere rilanciato, dimenticando che ruolo di governo e potere lo hanno assimilato sempre più alla cosiddetta casta. Il Movimento è succube di una ideologia che ha spinto Davide Casaleggio a parlare di un prossimo superamento del Parlamento, offrendo una cornice teorica che rende inquietante il taglio attuale. Il resto della maggioranza ha subito la scelta sull’altare del governo, capovolgendo posizioni precedenti. In campagna elettorale per il No basterebbe ricordare le ragioni dei voti contrari iniziali di Pd e Leu.

La Costituzione non doveva entrare in un accordo di governo. Così è evidente che il M5Stelle ha modificato posizioni precedenti, ora perfino i due mandati e le alleanze con partiti. La nuova maggioranza ha votato il testo concordato dalla precedente maggioranza Lega-5S con in cambio improbabili riequilibri: altre modifiche costituzionali e una nuova legge elettorale, dimenticate per un anno.

La discussione sul taglio del Parlamento è immiserita da una ridicola promessa di risparmio proprio quando l’Italia aumenta il deficit di 100 miliardi e avrà aiuti europei per centinaia di miliardi. Nessun serio accenno al rilancio del ruolo del Parlamento. Non a caso la destra ha riesumato il suo vecchio obiettivo presidenzialista, raccogliendo firme, chiedendo pieni poteri, per arrivare a un Presidente non più garante ma capo della fazione vincente. L’assetto attuale del Parlamento è immodificabile? No. A condizione che sia parte di un rilancio del suo ruolo e della democrazia.

Il confronto europeo non lascia dubbi, l’Italia ha un rapporto eletti/elettori in linea con i grandi Paesi europei. Per gli altri il confronto è fin troppo favorevole, soprattutto se è tra le “camere basse”. Resta il problema delle camere alte. Non tutti le hanno e le origini sono diverse. In Italia se ne è discusso senza trovare consensi sufficienti. Nel 2016 fu bocciata la proposta Renzi. Se vincerà il No sarà sempre possibile ragionare su una differenziazione dei compiti, mentre se il taglio passerà avremo due Camere con poteri identici ma con numeri che ne renderanno difficili funzionamento e ruolo. Sarà impossibile la proporzionalità al Senato in almeno nove Regioni. Il taglio del Parlamento limiterà la presenza a tre, massimo quattro partiti, gli altri elettori non saranno rappresentati e tanti territori, più gli italiani all’estero, saranno sotto rappresentati. Fermare il taglio era meglio, bocciarlo il 20/21 è indispensabile.

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