Chat/4. La “crociata” di Palamara contro le nomine al Csm: “Serve l’intervento del Colle”

Nella primavera 2019 c'è un nuovo Csm. E c'è un duro braccio di ferro con  Tar e Consiglio di Stato che hanno annullato alcune nomine. Palamara scrive messaggi a due ex consiglieri di Area,  Fracassi e Clivio, che riguardano la nomina di Laura Triassi, in quel momento procuratore aggiunto a Potenza, alla guida della procura di Nola. Nomina che non sembra gradita.

Di Saul Caia e Antonio Massari
18 Giugno 2020

Nella primavera 2019 c’è un nuovo Csm insediatosi da circa sei mesi. E c’è un duro braccio di ferro con la giustizia amministrativa: Tar e Consiglio di Stato hanno annullato alcune nomine. E il giudice amministrativo chiede al Csm di rispettare le sue sentenze. La parola d’ordine a Palazzo dei Marescialli, a differenza del Consiglio precedente, quello in cui sedeva anche Luca Palamara, è diventata: le sentenze del Consiglio di Stato vanno rispettate. È in questo contesto che Palamara scrive messaggi a due ex consiglieri di Area, Valerio Fracassi e Nicola Clivio, che riguardano la nomina di Laura Triassi, in quel momento procuratore aggiunto a Potenza, alla guida della procura di Nola. E proprio per Nola, il 5 giugno scorso, Triassi ha ottenuto il via libera del Plenum.

Laura Triassi è la procuratrice che a Potenza, insieme con Francesco Basentini (successivamente nominato capo del Dap, ruolo dal quale si è dimesso il 2 maggio scorso, ndr), si era occupata dell’inchiesta Petrolgate sul presunto traffico illecito di rifiuti e corruzione di alcuni appalti che interessano le estrazioni petrolifere in Basilicata.

Torniamo ai dialoghi di Palamara con Clivio e Fracassi. Nel tardo pomeriggio del 6 marzo 2019, Valerio Fracassi, da diversi anni consigliere del Csm, invia un sms a Palamara. “Altri annullamento a favore della Triassi!!! E sai che cosa voglio dire. È necessario che Ermini parli con Mattarella”. La replica di Palamara è immediata: “Cose da pazzi. Assolutamente si”. Appena quattro giorni dopo l’utenza di Palamara registra una telefonata con Nicola Clivio, consigliere cagliaritano del Csm in quota Area. Negli atti si può leggere la sintesi della conversazione tra i due togati. “Parlano in termini molto criptici – scrivono gli inquirenti – di provvedimenti politico-disciplinari emessi nei confronti di non meglio precisato personale giudiziario. L’unico nome fatto nel corso della conversazione è quello di Ermini che citano anche con riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato favorevole a tale Triassi nei confronti della quale non esprimono poi giudizi positivi”.

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La magistrata era in corsa per un incarico come procuratore aggiunto a Napoli, ma aveva presentato domanda anche come procuratore capo a Potenza e Nola. Ma le valutazioni compiute tra la fine del 2017 e il 2018 dal Consiglio Superiore della Magistratura l’aveva vista sconfitta in tutti e tre i fronti. La Triassi, convinta di aver subito un’ingiustizia, decide di impugnare la decisione e presenta ricorso prima al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato. Al momento del dialogo tra Fracassi Clivio e Palamara la Triassi ha ottenuto solo la vittoria al Tar. Non ancora al Consiglio di Stato. Perché portare il suo caso addirittura all’attenzione del presidente della Repubblica?

Ecco la versione di Fracassi e Clivio: Ritenevo che fosse nettamente prevalente il curriculum dell’altro candidato – spiega Fracassi – e con Palamara ne avevo già parlato. È per questo che, nel nostro dialogo, con cui sottolineo: ‘E sai cosa voglio dire’”. Ma perché parlarne addirittura con il vice presidente Ermini? “Quando dico di parlare con Ermini” continua Fracassi “non intendo riferirmi alla singola nomina della dottoressa Triassi, ma alla preoccupazione che vi fosse una tendenza del giudice amministrativo a incidere sull’esercizio della discrezionalità del Csm seppure, nelle premesse, la giustizia amministrativa si limitava a discutere, rispetto alle nomine, solo il difetto di motivazione”. In sostanza, pur contestando che per le scelte operate dal Csm, il Consiglio di Stato censurasse soltanto delle motivazioni insufficienti, nei fatti non si comprendeva più a chi spettasse l’ultima parola nel nominare i capi delle procure. La versione di Fracassi è sovrapponibile a quella di Clivio: “In quel periodo storico io e Palamara ormai eravamo da mesi soltanto spettatori, poiché non eravamo più membri del Csm. Siamo nel contesto in cui il Consiglio di Stato ha emesso 3 sentenze, ribaltando le decisioni del Csm, per almeno due delle quali, sia io sia Palamara, eravamo convinti che si trattasse di nomine eccellenti. E quindi, nella sostanza, auspicavamo che il nuovo Plenum le confermasse. Le perplessità sulla vicenda Triassi, del tutto verosimilmente, mi furono espresse da Palamara perché io non conoscevo la vicenda nel dettaglio. L’argomento in discussione, comunque, non era legato alle singole nomine ma al tema di principio sui rapporti tra Csm e giustizia amministrativa. E in questo senso non escludo di aver discusso con Palamara la possibilità che il vice presidente Ermini avrebbe potuto fare un intervento a difesa delle prerogative del Csm e non dei singoli candidati”.

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