“Guerrieri della luce generati da padre antico e dalla madre terra. Nel sacrificio dell’ultima Thule. Monaci dell’onore’’. E sopra i versi il titolo, due sciabolate d’inchiostro a fugare ogni dubbio sulle passioni giovanili filonaziste dell’autore: “Schutz Staffeln’’, le famigerate Ss. Un imbarazzante inno alle squadre della morte di Hitler con una svastica raffigurata all’interno di una serie di cerchi concentrici e una spruzzata di razzismo ariano, tradito dal riferimento alla terra mitologica del nord Europa, Thule, che dopo il sit-in del 2 giugno davanti palazzo d’Orleans contro la nomina del neoassessore leghista ai Beni Culturali e all’Identità siciliana, il giornalista Alberto Samonà, rischia di provocare un nuovo imbarazzo alla giunta siciliana del governatore Musumeci.

L’autore della poesia, infatti, stampata a pagina 33 del volume “Le colonne dell’eterno presente’’, pubblicato dalla casa editrice Ila Palma nel 2001, è proprio Samonà, allora trentenne, rampollo di una famiglia aristocratica siciliana di origine spagnola, da settembre 2018 responsabile del settore cultura per la Lega in Sicilia e autore un mese fa di un duro attacco al presidente Mattarella sulle commemorazioni del 25 aprile: “Nessuna parola sui morti di coronavirus. In compenso ha ribadito che l’antifascismo è un valore”. Era un post su Facebook, fatto sparire in fretta e furia dopo la nomina ad assessore, come l’omaggio a Stefano Delle Chiaie, leader dell’eversione di destra negli anni 70.

Approdato alla Lega dopo trascorsi giovanili nella destra palermitana e un veloce passaggio tra i grillini, che lo esclusero dopo le “parlamentarie” del 2018, cui lui reagì citando in giudizio Luigi Di Maio, Samonà è stato definito da Musumeci, del quale è stato addetto stampa, “una giusta sintesi della militanza politica e della competenza professionale’’; ma il governatore forse non immaginava a quale confine ideologico quella militanza si fosse spinta negli anni giovanili: quelle antiche passioni del neo assessore ora rischiano di offrire nuovi argomenti a chi sostiene, come i 50 mila iscritti del gruppo Facebook “No Beni Culturali alla Lega Nord Musumeci dimettiti’’, che l’identità siciliana non può essere rappresentata da un leghista che, ora si scopre, inneggiava a 30 anni agli orrori del nazismo.

Di Samonà si conosceva la passione esoterica, esercitata in un contesto massonico, sia scrivendo numerosi articoli sul Notiziario Massonico, sia da iscritto al Grande Oriente d’Italia, come ha ammesso recentemente anche se adesso, ha detto, “non lo sono più’’. E se ideali massonici e neonazismo hanno nutrito gli anni giovanili del neoassessore le sue origini familiari tradiscono una lunga frequentazione con i salotti buoni della cultura e dell’imprenditoria italiana: nella villa di famiglia di Spadafora, in provincia di Messina, restaurata dallo zio Alberto con i consigli di un altro zio, Giuseppe Samonà, che fu uno dei quattro saggi nominati dal sindaco Orlando per redigere il progetto del risanamento del centro storico di Palermo, i Samonà ospitarono negli anni 60 da Michelangelo Antonioni a Alberto Moravia, dal pittore Corrado Cagli al petroliere Attilio Monti e agli scrittori Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo di Calanovella. E il libro “Fratelli’’, di un altro zio, Carmelo Samonà, scrittore e ispanista tra i più accreditati, venne citato dal regista Federico Fellini come una delle sue due letture preferite.

Una famiglia di aristocratici illuminati con passioni culturali e testimonianze civili: vent’anni prima che il nipote pubblicasse svastiche e inni alle Ss il pittore Pupino Samonà, ha realizzato nel 1980 su incarico dell’Aned, l’associazione degli ex deportati e con i testi di Primo Levi, il Memoriale Italiano Auschwitz, una tela di 200 metri che all’interno del blocco 21 del campo di concentramento nella Polonia occupata dai nazisti ha ricordato per anni i cittadini italiani morti nel lager. E allo zio che ha reso omaggio alle vittime del nazismo, il neoassessore siciliano che da giovane ha scelto la svastica come simbolo dei suoi miti, ha dedicato nel 2008 la copertina del suo primo romanzo, “Il padrone di casa”, pubblicando la foto di un suo quadro, Mediterranea.

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