“Lo spaghetto ai ricci di mare lo facciamo secondo la ricetta di Procida. A crudo. Mettiamo la polpa e l’acqua del riccio in una terrina con una fogliolina di menta. Nessuna mantecatura: il riccio non vale una padella”. Valter Lavitola da due anni si occupa di questo: linguine, spigole, frutti di mare. Riparato dagli occhi del mondo, un bistrò di due stanze e una dozzina di coperti a Monteverde, quartiere borghese di Roma, distante dal centro e dai palazzi della politica.

Per oltre 20 anni è stato a fianco del potere vero: prima Bettino Craxi, poi Silvio Berlusconi. È lui che ha scoperto per B. il documento sulla casa di Montecarlo che ha distrutto la carriera di Gianfranco Fini; è lui che ha consegnato i soldi di B. a Sergio De Gregorio nell’operazione che ha fatto cadere il governo Prodi; è lui che pagava per conto di B. Gianpi Tarantini, l’uomo che si occupava degli svaghi privati dell’ex premier (traduzione: le prostitute).

Ora Lavitola spadella, occasionalmente, e il resto del tempo lo passa in sala. Non gli manca il senso dell’ironia: “Prima facevo cadere i governi, facevo la guerra a Prodi e Fini. Adesso faccio la guerra a queste due aiuole qui davanti”, e indica il marciapiede fuori dal locale. “Non mi fanno mettere i tavolini all’esterno. Appena ci ho provato sono arrivati i vigili”.

Ha avuto una vita pazzesca, tutta in mare aperto. Imprenditore ittico con entrature in America latina, poi nuotatore spericolato, sotto il pelo dell’acqua, nelle correnti più scure della politica italiana. Istintivamente simpatico, affabulatore, un po’ mitomane, con frasi da caratterista di Sorrentino: “Solo di due cose ho paura, di Dio e di Valter”. Non si capisce dove inizia la leggenda e dove finisce la realtà. “Cos’ero io per Berlusconi? Giuro che non lo so. Ma ci sono solo due tipi di persone: chi è affidabile e chi è inaffidabile. Io ero affidabile”.

Affidabilmente si occupava di affari pubblici e privati: “La famosa festa in Brasile dopo gli accordi con Lula? L’ho organizzata io. A San Paolo avevo contatti. Portai un giro di fiche spaziali. Ma Berlusconi non fece niente, era con la ‘dama bianca’” (Federica Gagliardi, poi arrestata per traffico di cocaina). Le abitudini del premier erano notorie: “Aveva una rubrica fissa di 23 putt…, le chiamava ‘fidanzate’. Capisce cosa significa per la sicurezza di un uomo così potente? Quando andavano da lui, impediva pure che venissero perquisite”.

Lavitola ha un talento da narratore. La casa di Montecarlo? “Per lo scoop mi aiutò un amico dell’Mi5, i servizi inglesi. Berlusconi mi diede 500mila euro ma non bastarono, ne aggiunsi altri di tasca mia. Non pensavo che avrebbero squagliato Fini così”.

La compravendita di De Gregorio? “I 3 milioni che diedi a Sergio servivano per liquidarlo dall’Avanti! (il giornale socialista riesumato da Lavitola, ndr), dove lui e la moglie avevano uno stipendio da 5mila euro. Per far cadere Prodi invece gli promisero la presidenza della commissione Difesa e la rielezione al Senato”. I soldi di Tarantini? “Quelli li portavo io, ma con il giro delle prostitute non c’entravo niente. Ho conosciuto la moglie di Tarantini nel 2010, è per l’amicizia con lei che davo una mano alla famiglia”.

Dopo la ruota del potere, il carcere: tentata estorsione, ovviamente ai danni di B. “Ridicolo. Con lui c’era un sistema di mutua assistenza consolidato. Quando uno doveva un favore all’altro, non c’era nemmeno bisogno di chiedere. Pensate che dovessi minacciarlo?”. Eppure… “Quando sono tornato dalla latitanza tutti pensavano che l’avrei rovinato. Avrei potuto raccontare tutto. E invece mi sono fatto 4 anni interi, nemmeno un giorno di pena sospesa. In una cella con 11 persone, c’era pure uno che aveva ucciso il padre con la balestra. Ho fatto la galera per Berlusconi”.

Questo ristorante è la sua catarsi: “Gli dedico 12 ore al giorno. A volte vado di persona a fare le aste del pesce all’alba, a Fiumicino o Terracina”. L’adrenalina di prima, dice, non gli manca: “Sono andato a tremila per tanti anni, non potevo continuare. Mi piacerebbe svernare ai Caraibi, ma non posso. Per fortuna c’è il ristorante. Guardate Sergio che fine ha fatto”. Ancora De Gregorio, amico fraterno e padrino di cresima, arrestato la settimana scorsa: “Hanno scritto che andava a fare le estorsioni ai bar. Non ci credo. Poi tutto è possibile… lui a differenza mia non ha mai capito che era finita un’epoca. Ma gli vorrò sempre bene”.

Valter Lavitola sembra finalmente un uomo in pace, libero. Ma gli resta un cruccio: “Sto per fare causa a Berlusconi. Ho diritto a un risarcimento. Non mi ha mai ristorato dei danni”. Alla fine si parla sempre di ristorazione.

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