Qualche giorno fa lessi un’intervista di un industriale. Alla domanda su cosa pensasse del contagio, la risposta suonava più o meno così: “Certo, il virus è pericoloso. Credo che gli operai debbano venire a lavorare nelle nostre imprese e poi debbano restare rigorosamente a casa”. Quella risposta mi ha fatto intendere i caratteri della normalizzazione […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 14,99€ / mese per il primo anno

Articolo Precedente

L’incubo Taranto non è l’epidemia, ma Ilva e le sue vittime

prev
Articolo Successivo

Bici, università e cene. “Purché la normalità non sia quella di prima”

next