Umanesimo

Il Grillo sociale che piace a sinistra e (forse) al Papa

“L’uomo al centro” dice l’ex comico. Conte ricevuto in Vaticano. Ma Gentiloni è pessimista sulla trattativa in Europa

31 Marzo 2020

La proposta del reddito universale rilanciata ieri da Beppe Grillo, anche se non inedita, dimostra in questi giorni la sua efficacia politica. E volendo richiamarsi all’umanesimo sociale di cui va orgoglioso il presidente del Consiglio, sembra fare il paio con il messaggio che proviene dal Vaticano, non ultimo quello di ieri al termine dell’incontro tra Papa Francesco e Giuseppe Conte. “È arrivato il momento di mettere l’uomo al centro e non più il mercato del lavoro”, dice Grillo. Mentre il Papa esprime “la preoccupazione per la gente più fragile, per le famiglie che già erano in difficoltà e che, a causa della pandemia, potrebbero subire un tracollo economico e sociale senza ritorno”.

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Questo grumo di cultura sociale esiste ancora e non è stato divelto da anni e anni di liberismo. Resta da vedere però come possa tradursi in misure concrete la cui definizione è invece nelle mani di un’altra cultura, molto più forte, basata sui parametri economici e sulle rigidità finanziarie. Si faranno gli eurobond o si tornerà a utilizzare il Mes? E con quali strumenti?

A sentire il commissario italiano, Paolo Gentiloni, le cose non si mettono bene e anche in un incontro riservato con la delegazione italiana dei Socialisti e democratici, l’ex premier sembra aver annunciato risultati non esaltanti nella mediazione europea che è in cottura.

Il commissario italiano ha detto ieri che il Mes “non è la Spectre”, distanziandosi dall’approccio combattivo che Conte ha assunto al Consiglio europeo, ma ammettendo di non essere ottimista all’idea che si potrà attingere a queste risorse senza condizioni. La sua idea è quella di ridurre le pretese, non pensare allo strumento ottimale, ma di puntare invece agli obiettivi: coprire i costi dell’emergenza sanitaria, un piano di rilancio per le imprese e uno strumento anti-disoccupazione. Dopo si può pensare a come finanziarlo.

Solo che sul cosa fare al momento non c’è chiarezza. La linea di demarcazione resta sempre quella tra chi pensa che occorra semplicemente dare fiato, quindi liquidità, alle imprese e chi, invece, pensa che occorra dare soldi alle famiglie per alimentare con un reddito straordinario la domanda.

La proposta del reddito universale si colloca in questo campo. “Sono sicuro che la maggior parte degli economisti concorderà sul fatto che l’economia ha bisogno di iniezioni di denaro proprio ora”, dice Grillo. E l’auspicio appare molto ottimistico, nonostante siano state rispolverate le vecchie teorie sull’helicopter money, quindi su soldi “lanciati” direttamente nelle tasche dei cittadini. Il fondatore del M5S cita anche le proposte nel resto del mondo come il Green New Deal di Alexandria Ocasio-Ortez, icona socialista della sinistra Usa e la proposta del reddito di base che muove dalla Gran Bretagna ma ormai abbraccia tutto il mondo. E propone anche una “tassazione delle grandi fortune” per colossi digitali e tecnologici come Mark Zuckerberg, Bill Gates ed Elon Musk. Oppure le cosiddette “ecotasse”, come avviene in Alaska dal 1982 con l’Alaska Permanent Fund.

Ma a Grillo risponde con veemenza il centrodestra tutto e anche Matteo Renzi che dice di pensarla “esattamente all’opposto”. Non parla al momento chi ha in mano i cordoni della borsa mentre la proposta dialoga con la sinistra, anche con quella parte che esiste nel Pd. Il ministro del Sud, Peppe Provenzano, si dice infatti favorevole all’estensione del Reddito di cittadinanza in favore di un “reddito di emergenza”. E senza dover arrivare a forze ancora più radicali, come Rifondazione comunista che con il suo segretario Maurizio Acerbo reputa “uno sbaglio non estendere il reddito di cittadinanza”, altri nella sinistra Pd e fuori dal Pd provano a proporre altre soluzioni.

Massimiliano Smeriglio, eurodeputato indipendente nelle liste Pd, nell’accogliere pienamente la proposta di Grillo, spiega che “nel sistema nazionale di monitoraggio dei fondi strutturali, risultano disponibili 37 miliardi”. Anche ipotizzando stime più prudenziali ce ne sarebbe abbastanza per trovare risorse. Che si possono utilizzare per intervenire sulle fasce più fragili e povere. Le proposte insomma ci sono, bisogna trovare i soldi. Ma questa è un’altra storia.

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