La sintesi, un po’ brutale, è questa: il governo sta pensando di applicare ai due terzi degli appalti pubblici italiani il modello emergenziale usato non senza qualche polemica a Genova per ricostruire il ponte Morandi. L’intento pare nobile: reagire all’emergenza coronavirus. Ma la grancassa che accompagna la proposta mostra gli interessi in campo. L’obiettivo è come sempre “sbloccare” i cantieri.

La proposta è quella del viceministro M5S alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri. In sostanza, viene esteso per 3-5 anni il “modello Genova”: commissari con poteri in deroga alla legge (dal codice appalti a quello di tutela del paesaggio), con l’eccezione dei “vincoli” comunitari e del codice antimafia. Anche se è prevista una procedura semplificata “per il rilascio della documentazione antimafia, anche in deroga alle norme”. Le misure ricalcano perfettamente quelle che nel settembre 2018 il governo gialloverde predispose per la ricostruzione del Morandi, nominando il sindaco di Genova Marco Bucci commissario all’opera, affidata senza gara al consorzio Fincantieri-Impregilo.

“C’è una grande mole di denari bloccati per la burocrazia, che non possiamo permetterci di tenere chiusi nei cassetti. A una situazione eccezionale dobbiamo dare una risposta eccezionale”, ha spiegato ieri Cancelleri insieme allo stato maggiore M5S convocato per illustrare le norme, che dovrebbero confluire nel decreto economico che sarà approvato la prossima settimana.

Chi rientrerà nel “modello Genova”? Per ora, nelle intenzioni dei 5Stelle, Rete ferroviaria italiana, la società dei binari delle Ferrovie, e l’Anas, l’azienda pubblica delle strade, anch’essa controllata dalle Fs: entrambe con i vertici dati in uscita fine marzo. L’idea è di far diventare i rispettivi amministratori delegati commissari dei rispettivi contratti di programma con lo Stato, che contengono gli investimenti e le opere da realizzare. Sommandoli, si arriva a quasi 80 miliardi. I due ad potranno commissariare ogni opera, affidando appalti integrati (progettazione e realizzazione) senza gara ma – come a Genova – negoziando con le imprese invitate. “Il mercato degli appalti pubblici in Italia vale circa 120 miliardi, in questo modo si stanno affidando i due terzi a un sistema senza regole – spiega Alessandro Genovesi, segretario Fillea Cgil –. Viene archiviato il codice degli appalti del 2016 per una mole enorme di opere e manutenzioni”. Dentro, per dire, c’è tutta l’alta velocità ferroviaria, dalla Napoli-Bari alla Brescia-Padova.

La necessità di sbloccare gli appalti sembra irresistibile. Già nell’autunno 2018, l’Autorità anti-corruzione riuscì a far inserire nel decreto Genova il rispetto della normativa antimafia, inizialmente non previsto. L’Authority avrebbe dovuto fare un vaglio preliminare degli atti: si è dovuta tirare indietro quando si scoprì che il controllo sarebbe stato solo ex post. Da allora il governo gialloverde ha insistito con la logica dei commissari. Ad aprile scorso lo “sblocca cantieri” voluto dall’ex ministro Danilo Toninelli ha previsto, in sostanza, la possibilità di nominare commissari coi poteri di quello di Genova. Il ministero delle Infrastrutture non ha mai dato seguito alla norma, un po’ per disaccordi sui nomi, un po’ per i timori sollevati anche dal Tesoro (che li nutre tuttora). Adesso invece si è deciso di accelerare: a fine febbraio Palazzo Chigi ha inviato al Mit la bozza di decreto per nominare i commissari di ben 21 opere, tra cui 6 tratte autostradali e 8 ferroviarie che sommate valgono oltre 20 miliardi. Al Mit è già pronta perfino una norma che istituisce un commissario per la realizzazione dei lavori antisismici per la Strada dei Parchi (l’autostrada Roma-Teramo-Pescara).

Nel 2014, l’Anac contestò lo Sblocca Italia di Renzi, il precursore dei provvedimenti emergenziali a suon di commissari (c’erano “43 miliardi da sbloccare”). Ieri l’ex premier s’è complimentato a modo suo: “Ora tutti sono favorevoli ai commissari come per Genova ed Expo. Noi l’abbiamo proposto mesi fa”. L’unico a mostrare dubbi, per ora, è il vicesegretario dem, Andrea Orlando: “Dubito che il modello Genova sia replicabile”.

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