Cara Giulia e cari Andrea, Mattia e Roberto, questa lettera è indirizzata a voi in primis, ma intende anche aprire affettuosamente una riflessione su e con tutti coloro che si riconoscono nelle Sardine. L’espressione più bella per identificarle la dobbiamo a Mattia: le Sardine sono un esperimento, piuttosto che un movimento o un partito; uno straordinario e riuscito esperimento esemplare di cittadinanza attiva che, come ogni esperimento, è normale che proceda per prove ed errori. La cittadinanza attiva ha un potenziale democratico e politico che è stato chiamato da voi a esprimersi e la cui portata, all’inizio, è solo possibile immaginare, ma che da subito si presenta come necessaria in una società complessa per affiancare efficacemente una politica delegata che risulta ormai troppo spesso impotente rispetto agli enormi problemi del presente.

La vostra iniziativa è stata come una benedizione per noi sei, fra i primi partecipi convinti a essa e per tutte le decine di migliaia di aderenti a questo veramente innovativo esperimento. Il vostro faticoso impegno quotidiano fino al sacrificio dei vostri interessi privati è apprezzato da tutti noi con profonda riconoscenza. Tuttavia si aprono ora problemi difficili e peraltro inevitabili riguardo alle modalità di sviluppo e al destino del movimento che legittimamente avete guidato fino ad ora, ma che d’altronde non è e non può essere solo vostro come voi stessi sapete e volete che sia.

Non ci interessa qui né rilevare né commentare errori intrinseci, come si è detto, a ogni esperimento, a maggior ragione se, come questo, difficile e coraggioso, ma piuttosto di rilanciare nella discussione pubblica e trasparente i temi strategici che riguardano voi ma anche noi e tutti gli altri. Sappiamo e sapete che anche un prestigio meritatamente guadagnato non si concilia con tendenze all’autoreferenzialità né tantomeno al comando. Siamo sicuri, ad esempio, che organizzarsi attraverso deleghe e gerarchie formali mantenga lo stesso fascino per la moltitudine di cittadini che avete mobilitato e perfino entusiasmato? Ci dobbiamo impegnare per contribuire alla crescita generale della maturità politica e di stile della cittadinanza intera, o ai già visti e ripetuti tentativi di presentarsi come nuovo ceto politico, pronto a sostituire quello al potere secondo la facile retorica vuota del cambiamento? Siamo sicuri che un’organizzazione territoriale innovativa nelle relative differenze e autonomie non possa essere praticata, comunicata e condivisa nella spontaneità responsabile e coerente con lo spirito delle Sardine, all’interno del perimetro dei valori fondanti di civiltà accogliente, responsabilità civica e pratiche attive in direzione del Bene comune? E che le gerarchie emerse nelle pratiche, come nel vostro caso, risultino più efficaci, autorevoli e democratiche di procedure formali ed elettive?

Non c’è davvero nessuna certezza di risposte preventive in queste domande, ma qualunque pratica collettiva deve poter legittimamente e in maniera trasparente interrogarsi su questi temi complessi. Non diremo che uno vale uno, ma che uno vale quello che vale, quando mostra ciò che e quanto vale.

Vi preghiamo di considerare queste riflessioni assolutamente non come una presa di distanza dal vostro ruolo storico, ma come un solidale e leale contributo alla valorizzazione di un processo che ha le premesse per diventare storico, poiché esso ha sancito con forza che la dignità dei cittadini e l’espressione della loro potenza va bene al di là del loro ruolo di semplici elettori e di legittimi consumatori di servizi pubblici e che questa potenza è l’essenza/benzina della democrazia.

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