“Riconoscere dal finestrino le vetuste centrali termiche che riempivano la copertina dell’album Tabula rasa elettrificata dei C.s.i.; allora, in piena gloria del progresso, sovrastavano una prateria senza misure. Ora si affannano a emergere in considerazione minima tra questi spazi totalmente edificati”. Ventiquattro anni dopo il viaggio in Mongolia, insieme alla moglie e a Giovanni Lindo […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 19,99€ per 3 mesi

Articolo Precedente

“Le mie follie per Iglesias e la storia con David Bowie. Poi ho scoperto i Bernabei”

prev
Articolo Successivo

Raffaello, un Beethoven della figura e un genio scomparso troppo presto

next