La precoce morte di Raffaello, cinquecento anni fa (1520), è una delle massime sventure dell’arte: come quelle di Catullo, di Mozart, di Schubert, di Bellini. Io non so se e come il genio di Raffaello e di Mozart si sarebbe ulteriormente sviluppato: le opere che lasciano ne danno una testimonianza completa. Ai funerali di Schubert, […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 19,99€ per 3 mesi

Articolo Precedente

Tra l’Emilia e la Mongolia non è più “Tabula rasa”

prev
Articolo Successivo

Martelli torna a Maastricht e la storia senza allievi

next