“Ma io sta pratica che devo fare? La devo mandare in sofferenza”. “Se non riusciamo a chiudere questa operazione, vi esce la segnalazione in centrale di rischi”. A parlare è Corrado Loddo, il direttore dell’ufficio Small Business della filiale Unicredit di Reggio Calabria. È lui, per la Guardia di finanza, il principale indagato nell’inchiesta secondo cui le imprese venivano costrette a stipulare mutui chirografari (senza ipoteca) garantiti dai confidi, condizionati a polizze assicurative che benché facoltative, venivano presentate come “obbligatorie” dietro minaccia di non erogare il denaro o di venire segnalati alla centrali rischi della Banca d’Italia.

Polizze che facevano così impennare il costo del mutuo i cui interessi superavano la soglia dell’usura. Ad alcuni clienti sono state presentate conseguenze catastrofiche: “Il dottore Loddo – racconta una delle vittime – ci rappresentava scenari di possibili fallimenti e di sequestro della nostra casa”. Lo scopo era raggiungere gli obiettivi aziendali per il riconoscimento dei premi a Loddo e ai singoli gestori. Anche loro sono indagati nell’inchiesta coordinata dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gerardo Dominijanni e dal pm Nunzio De Salvo.

Nei mesi scorsi, infatti, oltre che a Loddo è stato notificato l’avviso di conclusione indagini a sei funzionari di Unicredit: Raffaele Crifò Gasparro, Giuseppe Morabito, Annalisa Costarella, Francesco Santangelo, Francesca Bonfà e Gerardo Cucinotta. Per tutti l’accusa è associazione a delinquere, truffa, estorsione, tentata estorsione e usura bancaria. La Gdf ha ricostruito i raggiri ai danni dei clienti della banca che, al processo, avranno la possibilità di costituirsi parte civile contro quella che gli investigatori definiscono “una cellula di impiegati di Unicredit”. Il colosso bancario non commenta l’inchiesta ma, secondo i pm, è parte offesa dell’indagine iniziata nel 2012 e andata avanti per oltre due anni grazie alle intercettazioni dalle quali emerge “la febbrile e incessante ricerca di clienti da ‘assicurare’”. “Ne dobbiamo fare altre 37mila euro che sono 5mila euro a gestore”, dice l’8 ottobre 2014 il direttore Loddo spronando i suoi. Quel giorno c’erano gli ispettori di Bankitalia a Catanzaro e il rischio che arrivassero a Reggio era alto. “Andate a casa dei clienti, andate negli uffici – diceva Loddo – sistemate tutte le carte”.

“Vedrai che passeremo un brutto quarto d’ora. Il cliente firma e non sa nemmeno cosa sta firmando”, è un altro stralcio delle intercettazioni. Il riferimento è alle assicurazioni. Ad alcuni è stata fatta firmare più di una polizza, ma in caso di decesso i loro eredi vedranno un solo risarcimento. Loddo lo sa bene ma non gli importa: “Si attaccano al tram”.

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