“Con l’abbandono della Maddalena e i nuovi edifici mai collaudati, inizia il degrado del sistema”. Dieci anni fa, l’architetto Stefano Boeri progettò il centro turistico-portuale che doveva essere inaugurato con la riunione del G8. Poi ci fu il terremoto de L’Aquila e il premier Silvio Berlusconi spostò il vertice nel capoluogo abruzzese.

A dieci anni di distanza, Boeri racconta l’odissea della Maddalena e la sua battaglia per far ripartire i lavori e rimettere l’arcipelago al centro del turismo mediterraneo. Lo fa nel primo capitolo di #Sardegna, 50 minuti di documentario realizzato da Matteo Billi e Giorgio Meletti con la collaborazione di Paola Pintus e grazie alle immagini di Stefano Dell’Aquila e Silvio Lecca. #Sardegna è il primo della serie Italia.doc, i video reportage sulle regioni italiane realizzati dai giornalisti del Fatto Quotidiano con Loft Produzioni, il ramo di produzione televisiva della Società Editoriale Il Fatto. Il documentario sarà disponibile in esclusiva su www.iloft.it e sulla app Loft dal 18 luglio.

Il racconto è affidato alla voce e al volto di donne e uomini della Sardegna, un mosaico di esperienze diverse per restituire l’immagine di una terra attanagliata dalla crisi dell’economia nazionale che si aggiunge e moltiplica le difficoltà storiche di una terra povera e discriminata. C’è la disperata speranza dei disoccupati dell’Alcoa che da dieci anni aspettano che il governo nazionale e quello regionale affrontino in modo efficace il problema dell’alluminio. L’ostinazione dei pastori di Fonni che si battono per una giusta remunerazione del latte di pecora. C’è il racconto di Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, comune di 630 abitanti, che combatte da una parte sulla trincea dello spopolamento rurale e dall’altra sul fronte dell’integrazione degli immigrati del centro di accoglienza, il 10 per cento della popolazione comunale: “La cessazione degli sbarchi ha sostanzialmente bloccato l’arrivo di migranti in Sardegna, e questo per la vita del centro di accoglienza ha significato meno stanziamenti e quindi anche il taglio di alcune attività che viste da fuori possono sembrare superflue, come l’insegnamento della lingua, e che invece diventano vitali se uno ha come obiettivo quello di far vivere insieme bene le persone”.

Del difficile rapporto tra il vecchio e il nuovo parla lo scrittore Giorgio Todde davanti alla raffineria di Sarroch, la Saras dei Moratti: “La fabbrica funziona, la raffineria funziona. Però la domanda che questo luogo pone è: era possibile un’alternativa? Non credo che la famiglia Moratti manderebbe i figli ad abitare qui, non ci credo. È stata una forma di sviluppo, ma non di progresso”.

C’è poi la Sardegna che ci crede e ci prova. Proprio a Villanovaforru ci sono Marianna Virdis e Francesco Mascia, una coppia di trentenni che hanno messo in piedi una start-up di campagna. Sa Laurera è un’azienda agricola a forte tasso di innovazione proprio grazie al recupero di antiche tecniche colturali. “Loro lavorano a mano”, spiega il sindaco Onnis, “gli altri ragazzi che lavorano qua, che hanno 20 o 50 ettari di terra, salgono sul trattore alle 6 del mattino e scendono alle 7 di sera”.

A Serramanna, in pieno Campidano, la pianura assolata che circonda Cagliari, Carlo Mancosu è stato uno degli inventori del Sardex, la moneta complementare per le aziende sarde che è diventata un modello anche per le altre Regioni. Grazie alla banda larga riesce a fare un lavoro all’avanguardia rimanendo a casa a guardare crescere un figlio di tre anni. E ringrazia il miracolo tecnologico della Sardegna di Nicky Grauso e Renato Soru: “Soru che cosa ha insegnato, almeno a ragazzi come me che all’epoca lo seguivano con grande entusiasmo? Che anche da questo piccolo territorio, conosciuto spesso in Italia per non essere esattamente terra dell’innovazione, si può fare innovazione di frontiera e si può creare qualcosa di veramente importante”.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 luglio 2019

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