Il Csm è a pezzi. Il vicepresidente ieri, di primo mattino, è andato al Quirinale a parlare con il presidente Sergio Mattarella del contenuto di quelle carte che possono far saltare il sistema. Ermini al Quirinale avrebbe detto di non avere nulla da temere da questa inchiesta perugina. Nelle carte, c’è un’intercettazione in cui Lotti si lamenta di Ermini perché non a sufficienza collaborativo. Forse per questo, nei giorni scorsi, in pieno scandalo, a dei suoi collaboratori, Ermini aveva detto: “Se qualcuno pensava di mettermi qui per fare il burattino si è sbagliato, seguo il capo dello Stato”. Per la partita delle nomine e non solo, la versione di Ermini è quindi che avrebbe respinto le pressioni ricevute. Alla fine del colloquio con il Quirinale, assai preoccupato per gli eventi, Ermini convoca con una mail “neutra” i consiglieri per una riunione. “Cari consiglieri, in vista del plenum straordinario di domani (per i lettori, oggi, ndr) ci vediamo alla buvette nel pomeriggio, orario da fissare”.

La riunione è stata pesantissima. Si sono autosospesi Corrado Cartoni e Antonio Lepre, i togati di Magistratura Indipendente, la corrente conservatrice, presenti a un incontro, in un albergo romano, con Luca Palamara (pm della capitale ed ex consigliere Csm indagato a Perugia per corruzione), Cosimo Ferri (deputato renziano del Pd, mentore di Mi, di cui è stato il segretario), Luca Lotti (giglio magico di Renzi e imputato a Roma per l’inchiesta Consip), Luigi Spina (il consigliere di Unicost, la corrente centrista anche di Palamara) costretto alle dimissioni perché indagato per favoreggiamento e rivelazione pro-Palamara.

Pur autosospendendosi, Cartoni e Lepre, hanno voluto ribadire, in un clima pesante come il piombo, che sì, sono stati presenti a quell’incontro, ma hanno scelto “autonomamente” il loro candidato alla procura di Roma, Marcello Viola, ora pg di Firenze. Cartoni e Lepre hanno detto, a porte chiuse, di voler autosospendersi per “senso di responsabilità”.

La riunione è durata diverse ore anche perché i consiglieri laici avrebbero voluto parlare con le carte di Perugia in mano. Invece, sono arrivate secretate e le ha solo il comitato di presidenza ( Ermini e i capi di Corte Mammone e Fuzio) chiuse in cassaforte.

Nel frattempo, ieri sono stati azzerati i lavori delle commissioni. Tutti i gruppi, “sconvolti” o “travolti” dalle notizie di questi giorni, si sono riuniti per capire che linea tenere oggi e nelle prossime terribili settimane, senza far crollare il Consiglio. Si dice che siano volati gli stracci, fra consiglieri delle diverse correnti. Tutti a rinfacciarsi le trattative con la politica che da decenni con il famoso “uno a te, uno a me”. Ma ora c’è l’aggravante di combutte con politici anche imputati, vedi Luca Lotti e per di più per un’inchiesta della procura di Roma.

Insomma sembra che la riunione di ieri sia stata una resa dei conti anticipata perché al plenum di oggi, pubblico, non venga dato lo spettacolo di una istituzione dall’immagine fortemente compromessa. D’altronde il capo dello Stato ha chiesto “senso di responsabilità” e un passo indietro a chi è coinvolto a vario titolo in situazioni imbarazzanti per il Consiglio.

Ieri è stata la giornata anche della spaccatura plateale dentro l’Anm. Il vicepresidente dell’Anm, Luca Poniz, di Area (progressisti) prende le distanze da un’intervista del presidente Anm, Pasquale Grasso, che è di Mi. A Poniz, in sostanza, Grasso è sembrato troppo tiepido nello stigmatizzare il comportamento di Cartoni e Lepre, definendolo solamente “inopportuno”. “Sono relazioni che alterano il funzionamento di un organo di rilevanza costituzionale, ha detto Poniz, ed è in questo lo scandalo che molti di noi vedono”.

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