di Alberto Lucarelli e Margherita Ciervo*

Il Gip di Lecce ha disposto il 3 maggio un decreto di archiviazione dell’indagine relativa alla Xylella in Puglia, il batterio che starebbe distruggendo gli ulivi, prima del Salento e ora anche della provincia di Brindisi. Il decreto, che vede imputati diversi docenti, ricercatori e dirigenti di istituzioni regionali, è stato adottato in quanto, sostiene il giudice competente, gli elementi raccolti non appaiono sufficienti e idonei a dimostrare la sussistenza del nesso causale tra le condotte (pur accertate) e l’evento del delitto colposo di inquinamento ambientale. Ma l’interesse del provvedimento non sta nell’archiviazione, quanto nei motivi che hanno spinto il giudice a rinviare la questione alla Procura di Bari.

Questo significa che la Procura di Lecce, suffragata dal Gip, ha accertato, a carico dei suddetti imputati, molteplici aspetti di irregolarità nell’affrontare la vicenda Xylella: pressappochismo, negligenza e ove verranno dimostrati nelle sedi giudiziarie competenti, anche reati di falso, ritardo nell’affrontare la fenomenologia segnalata dagli agricoltori e la non corretta applicazione delle procedure imposte da normative e direttive europee. Reati rilevanti, accertati e rinviati per competenza al giudice di Bari. Si tratta di comportamenti assolutamente disarticolati, caratterizzati da scarsa trasparenza e professionalità e non consoni a una corretta gestione dell’emergenza, ancor di più se si considera che a tutt’oggi, come afferma il giudice di Lecce, non vi è chiarezza scientifica sulla piena conoscenza del fenomeno naturale, sulle sue cause, né tantomeno sui rimedi.

Insomma, emerge un quadro che da tempo i vari movimenti ambientalisti e civici, con il supporto di scienziati indipendenti, denunziano, chiedendo di aprire sulla vicenda Xylella, in Europa e in Italia, un dibattito serio e plurale. Cosa dire? È evidente che le ultime vicende giudiziarie sulla questione degli ulivi e della cosiddetta emergenza Xylella decretano l’inaffidabilità dei monitoraggi e la scarsa credibilità e inefficacia delle misure di attuazione e gestione del Piano di contrasto al batterio. Sembrerebbe che tutto si sia mosso per realizzare, attraverso lo stravolgimento del territorio e del paesaggio, progetti industriali di natura economico-finanziaria che nulla hanno a che vedere con l’emergenza Xylella. Anzi, l’emergenza viene utilizzata per drenare risorse, anche europee, con la giustificazione che bisogna intervenire con la massima urgenza.

Pochi giorni dopo il provvedimento della procura di Lecce, l’Osservatorio Fitosanitario pugliese ha comunicato la sospensione immediata degli abbattimenti dell’ulivo di Monopoli sequestrato dalla Procura di Bari e delle piante ospiti del batterio presenti nei 3,14 ettari circostanti, a seguito delle analisi svolte sull’albero dichiarato infetto nel dicembre scorso e risultato, adesso, negativo al batterio. Questo significa che, se si fosse dato seguito agli esiti trasmessi dalla Rete dei Laboratori Selge (gli unici accrediti per le analisi per il rinvenimento della Xyella) adesso avremmo una superficie di tre ettari pressoché desertificata!

Se a questo si aggiunge che proprio in questi giorni è in discussione al Senato il decreto Emergenza – i cui articoli 6, 7 e 8 riguardano la questione Xylella – per la conversione in legge, approcciata con una logica di Stato di polizia, su massicce eradicazioni e limitazioni di libertà personali, intendiamo rendere noto all’opinione pubblica che, insieme a un gruppo di docenti universitari, negli scorsi mesi abbiamo inviato alle massime cariche dello Stato e ai ministri dell’Ambiente, dei Beni culturali e della Salute, una nota nella quale esprimiamo forti perplessità rispetto all’applicazione delle misure disposte per il contenimento e l’eradicazione della Xyella (abbattimenti degli alberi infetti e degli alberi sani nel raggio di 100 metri dalla pianta infetta, utilizzo di trattamenti fitosanitari neurotossici per il controllo del vettore), in mancanza della valutazione di impatto ambientale, della valutazione ambientale strategica e della valutazione di impatto sanitario. Misure che, associate alle soluzioni che si prospettano all’orizzonte (in primis, la sostituzione degli ulivi secolari con cultivar brevettate e dell’oliveto tradizionale con gli impianti superintensivi), aprono a inquietanti scenari di stravolgimento del territorio.

Pertanto, abbiamo richiesto alle suddette istituzioni un intervento urgente a tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute, valori e diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione, allegando una relazione su elementi e aspetti che meriterebbero di essere approfonditi e segnalando la nostra preoccupazione per un clima che appare sempre più intimidatorio verso coloro i quali manifestano dubbi sull’efficacia delle misure di lotta al batterio e sulle soluzioni sopra richiamate.

*geografa

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