Ci sono i “Ferragnez”, Fabio Rovazzi e pure la coppia Wanda Nara e Mauro Icardi. Questi, più una ventina di altri calciatori, artisti e influencer, sono finiti nella lista nera stilata dai rider che consegnano il cibo a domicilio e che è in costante aggiornamento. “Sono i vip che ordinano spesso il pranzo o la cena attraverso l’app, ma non lasciano mai la mancia al fattorino, anche se questo ha pedalato sotto la pioggia”, spiega l’associazione Deliverance Milano.

La pubblicazione della black-list di vip è l’ultima iniziativa dei sindacati autonomi degli addetti alle consegne. Da tempo denunciano un sistema che si basa su pagamenti a cottimo e sull’assenza di diritti, ma di fatto ancora non è cambiato nulla. Nemmeno dopo giugno 2018, quando il ministro del Lavoro appena insediato, Luigi Di Maio, ha promesso di affrontare di petto la loro situazione. Così, hanno deciso di alzare l’asticella e di scegliere una mossa di grande impatto che stavano studiando da settimane: ieri mattina hanno pubblicato su Facebook l’elenco dei personaggi noti che in questi mesi, stando alla loro stessa esperienza, avrebbero servito senza ricevere alcuna mancia. Ci sono i rapper più famosi, come Fedez, Clementino e Rocco Hunt. Poi i calciatori che militano, o hanno militato fino a pochi mesi fa, nelle squadre milanesi. C’è l’attaccante dell’Inter Icardi con la moglie-procuratrice, Gonzalo Higuain e Leonardo Bonucci. E ancora voci radiofoniche come Albertino e volti televisivi come Teo Mammucari.

I rider si sono anche tolti un sassolino dalla scarpa, inserendo nella lista alcuni vertici delle stesse società del food delivery come Matteo Sarzana, general manager di Deliveroo Italia, Matteo Pichi, country manager di Glovo e Gianluca Cocco, ex amministratore delegato di Foodora (società che a novembre ha lasciato il nostro Paese).

“Inutile dire che questi personaggi famosi vivono in quartieri residenziali extralusso – aggiungono da Deliverance Milano – o nel centro delle città e che è significativo riscontrare come sia più facile ricevere la mancia se si consegna in zone popolari o in quartieri periferici, piuttosto che in distretti o in civici fighetti e più pettinati”.

La scelta di rendere nota la black-list ha suscitato reazioni differenti. Qualcuno l’ha condivisa, incoraggiando l’associazione dei fattorini ad andare avanti. Secondo altri, invece, dare la mancia non è un obbligo, nemmeno per il cliente benestante che non deve sostituirsi all’azienda che paga poco il suo lavoratore. Ed è questo il punto. La lotta per i diritti dei rider, infatti, a partire almeno dal 2016 ha avuto un’eco mediatica molto forte ed è difficile che qualcuno non conosca le loro condizioni. Non c’è un salario orario, la paga è di circa 4 euro a consegna (che in genere è ottenuta da una somma di voci tra cui una tariffa parametrata sui chilometri percorsi) e secondo uno studio Acli i rider – che spesso non hanno altri lavori – guadagnano poco più di 800 euro al mese. Inoltre, le app possono applicare prezzi di consegna vantaggiosi per i consumatori proprio facendo leva anche su un costo del lavoro basso. Per questo le mance – che tra l’altra se inserite all’atto dell’ordinazione sono anche tassate – spesso costituiscono un aiuto.

L’iniziativa ha poi un altro obiettivo, è una provocazione: far notare alle piattaforme del food delivery che anche i fattorini hanno carte da giocarsi per aumentare il proprio potere negoziale. Una di queste è la conoscenza delle abitudini dei loro clienti, a partire dai vip, e la possibilità di renderle pubbliche.

Deliverance Milano si augura infatti che la questione rider possa tornare nell’agenda politica. A gennaio la Corte d’Appello di Torino ha stabilito che, pur non avendo diritto a essere riconosciuti come dipendenti, ai fattorini vanno assicurate le stesse tutele del lavoro subordinato, come la retribuzione che non può essere a cottimo ma agganciata al contratto collettivo di settore.

Subito dopo, il governo aveva promesso di recepire la sentenza introducendo lo stipendio fisso all’ora con un emendamento al decretone sul reddito di cittadinanza. Poi però ha fatto marcia indietro tradendo ancora una volta i rider. Le app hanno quindi continuato ad applicare i pagamenti a consegna, in alcuni casi legandoli addirittura alle votazioni lasciate dai clienti, sperando che la Cassazione ribalti quanto deciso dai magistrati di secondo grado. Intanto, pur avendo ancora bilanci in perdita, continuano a espandersi e ad aumentare i servizi. C’è chi si sta attrezzando per il pagamento alla consegna. I rider non ci stanno: pretendono un’indennità di cassa, perché se dovessero andare in giro con tanti contanti rischierebbero di diventare prede di rapine e aggressioni.

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