In Abruzzo ha preso il 9,7 per cento, percentuale da buona lista civica, a conferma che i tempi in cui comandava il gioco sono un ricordo ingiallito. Eppure c’è un Palazzo dove Forza Italia domina ancora. E si chiama Senato, dove la presidente è Maria Elisabetta Alberti Casellati, di antico rito berlusconiano: e dove da qualche ora a presiedere il Consiglio di garanzia, il secondo grado della giustizia interna di Palazzo Madama, è un altro forzista, Luigi Vitali. Come forzista è anche Giacomo Caliendo, il presidente della Commissione contenziosa, il primo grado.

Ergo, il partito del Caimano ora controlla entrambi gli organi. Ed è un bel marameo ai gialloverdi e in particolare al M5S, che voleva alla presidenza del Consiglio di garanzia Ugo Grassi, docente di Diritto civile a Napoli. E invece niente, perché nella votazione di martedì i due membri del Pd, Valeria Valente ed Ernesto Magorno, hanno appoggiato il nome di FI, con un ritorno di fiamma da Nazareno che fu. Mentre Movimento e Lega, che sapevano come sarebbe andata a finire, hanno disertato la seduta lasciando posto ai due membri supplenti. Così è finita con quattro voti su cinque per Vitali, che non si è votato presentando scheda bianca. E adesso i Cinque Stelle si macerano, perché, ricordano “il Consiglio di garanzia assieme alla Commissione Contenziosa dovrà decidere su tutti i ricorsi sui vitalizi”. Cioè su una bandiera del M5S, che al Pd non piace e per FI è sterco del Demonio. E allora il M5S ha cattivi pensieri. Anche nei confronti di Casellati, che nomina i membri dei due organi lasciandoli liberi di votarsi il presidente, come da regolamento. “Però la presidente si era impegnata a lavorare per un accordo politico” è l’accusa fuori taccuino.

Ossia, doveva esercitare la sua moral suasion affinché venisse votato un presidente di maggioranza. Ma che ci abbia provato o meno ora il suo partito, FI, guida anche l’Appello del Senato. Con Vitali: avvocato brindisino alla sua quinta legislatura, due volte sottosegretario alla Giustizia con Berlusconi premier. In ottimi rapporti con Casellati. Insomma, comunque la si giri al centro della vicenda c’è la presidente, avvocato carissimo a Berlusconi. Ambiziosa, dicono da tutti i partiti. Al punto da coltivare il sogno di passare da seconda a prima carica dello Stato, di diventare presidente della Repubblica. E magari sono dicerie, cattiverie. Però si muove, la presidente.

Per esempio nello scorso dicembre ha firmato un protocollo d’intesa con la Rai, sottoscritto assieme all’amministratore delegato di viale Mazzini Fabrizio Salini, che come scandì la stessa Casellati “darà visibilità e diffusione a eventi, premi e produzioni speciali, finalizzati a valorizzare l’arte ma anche le migliori e più autentiche espressioni dell’italianità”. E d’altronde, chiosò, “questo è uno degli impegni che ho preso come presidente del Senato”. Ieri invece a Milano le hanno conferito il premio Excellent, con queste motivazioni: “Paladina della giustizia si è sempre battuta per i diritti della famiglia e delle persone. Oggi è presidente del Senato, prima donna nella storia e mirabile esempio per le generazioni attuali e future”. Mirabile e provvidenziale: perché con lei per FI il Senato è l’ultimo paradiso.

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