“Sei un paraculo”, “sei debole”. Il rumore di pugni sui tavoli e sedie spostate. Bestemmie di ogni genere. “Se non imparate a fare i soldati vi uccido, vi distruggo”. Ci sono anche gli insulti omofobi. “Fai l’uomo, se hai i coglioni fai l’uomo, se sei una checca, lo dici e ti mando in visita all’ospedale. Si omm’ o ommemmerda”. È la voce del colonnello Luigino Cerbo, comandante della caserma di Sommaruga di Catania 62° reggimento “Sicilia”, che si può ascoltare nei due audio pubblicati nella pagina Facebook del Sindacato Autonomo dei Militari (SAM). Il colonello negli ultimi mesi aveva preso di mira gli uomini della prima compagnia, che hanno intrapreso le vie legali perché non sono stati riconosciuti loro i mesi di licenze mai usufruiti.

Originario di Pietramelara (Caserta), Cerbo ha frequentato il corso ‘Fermezza’ all’Accademia Militare di Modena, e terminato gli studi alla Scuola di applicazione dell’Esercito di Torino, laureandosi in Economia e Commercio. È stato vicedirettore della Rivista Militare dell’Esercito italiano, prima di essere promosso alla guida di uno dei più importanti reggimenti in ambito militare, con circa ottocento uomini e la possibilità di partecipare a missioni estere, come quelle in Libano. Durante la sua gestione alla Sommaruga, Cerbo avrebbe impiegato molti dei suoi soldati nelle operazioni strade sicure, dislocate in Sicilia e Calabria. Il colonnello però non avrebbe consentito le rotazioni, violando la circolare interna che impone ai militari di smontare dalla missione al raggiungimento dei due mesi. In questo modo, i soldati hanno accumulato giorni di licenza, senza poter staccare dal servizio e ricongiungersi ai familiari.


elaborazione audio di Gisella Ruccia

In molti temono di perdere le ferie maturate, perché il sistema che gestisce le ore (Sige) le avrebbe azzerate con il nuovo anno. Cerbo avrebbe prima tranquillizzato i militari, per poi ritrattare. In 50 non accettano la decisione del colonnello e si rivolgono all’Associazione due Stellette. “Chiedevano di poter beneficiare della licenza che avevano accumulato nel 2016, che andava usufruita entro il 31 dicembre dell’anno successivo – spiega l’avvocato Leonardo Bini che difende diversi militari -. Già dall’anno scorso, intorno a luglio, hanno chiesto di beneficiare dell’accumulo, parliamo di un minimo di uno o due mesi, fino a un massimo di cinque mesi di ferie arretrate”.

Il silenzio del comandante, spinge l’avvocato Bini a presentare una lettera di diffida contro l’amministrazione, chiedendo di mandare in licenza i militari o di liquidare le somme. Cerbo risponde nel corso dell’alzabandiera, minacciando i militari che hanno presentato la diffida. “Sappiate che, se carico le ore sul Sige, queste persone andranno in recupero fino all’eternità. Quindi all’estero non andranno”. In sette fanno retromarcia, ma gli altri vanno avanti. Il 21 settembre l’audio dell’alzabandiera è pubblicato sui social. Ottiene migliaia di visualizzazioni, centinaia di commenti e condivisioni. Lo scandalo porta l’Esercito Italiano a rispondere in meno di 48 ore con una nota social: “In relazione a un audio” dai “toni censurabili” informa che l’episodio è a “conoscenza dei vertici militari e politici del ministero della Difesa” ed è stata “avviata un’indagine interna”. Sulla vicenda interviene l’onorevole pentastellato Davide Galantino, ex militare e oggi in commissione difesa, che presenta un’interrogazione al ministro Elisabetta Trenta.

Alcuni giorni dopo, un secondo audio finisce in rete. Otto minuti di colloqui tra il colonnello e i suoi militari. Si sente Cerbo definire la prima compagnia “un covo di merde”, grida di essere “in guerra” contro di loro e di averli presi “sotto tiro”. Lo si sente tuonare contro un soldato: “Ti sei fatto fare l’esenzione come i bambini. Marci anche con la gamba spezzata, davanti al Presidente della Repubblica”. I primi di ottobre, il colonnello Luigino Cerbo è allontanato da Catania, e mandato all’ufficio pubblica informazione a Napoli, dove dovrebbe occuparsi della rassegna stampa per il Mezzogiorno. A salutarlo solo un ristretto numero di persone, una breve e riservata cerimonia, alla quale non sono state invitate nemmeno le istituzioni locali. Una decisione che sarebbe stata presa per far fronte allo scandalo mediatico, e per ristabilire tranquillità all’interno della caserma Sommaruga adesso sotto la guida del colonello Aurelio Costa, che avrebbe già iniziato a spalmare le licenze arretrate dei militari.

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