Nuova archiviazione per Pier Luigi Boschi. L’ex vicepresidente di Popolare d’Etruria ha quasi chiuso le sue vicende giudiziarie. Ne resta solo una: bancarotta fraudolenta. Degli oltre dieci fascicoli in cui è stato indagato per reati vari, la sua posizione viene ora archiviata anche dall’inchiesta relativa alle obbligazioni subordinate nel quale a lui e altri membri del vecchio consiglio di amministrazione, erano contestati due pesanti capi di imputazione: falso in prospetto e accesso abusivo al credito.

Il sostituto Julia Maggiore e il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, hanno firmato il decreto di chiusura indagini sulla vendita dei titoli obbligazionari, contestandone la responsabilità all’ex direttore generale, Luca Bronchi, all’ex presidente, Giuseppe Fornasari e a David Canestri, ex responsabile della direzione risk compliance.

L’indagine era stata innescata dalle conclusioni e dalle sanzioni per 2,7 milioni comminate lo scorso settembre dalla Consob (Commissione nazionale di vigilanza per le società e la Borsa) a 23 tra dirigenti ed ex amministratori per i subprime spazzatura.

La sanzione a carico di Boschi era di 120 mila euro e si scoprì che l’illustre genitore si era nel frattempo spogliato delle proprietà e fatto trovare nulla tenente tanto da risultare insolvente. Va detto che la sua esperienza in Banca Etruria gli è costata cara in sanzioni. Prima di Consob è passata per la casa di Laterina Banca d’Italia. Per ben due volte. Una prima nel 2014 con una sanzione da 144 mila euro per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza”. Poi nel marzo 2016, sempre Palazzo Koch, altri 130 mila euro per “carenze nel governo, nella gestione e nel controllo dei rischi e connessi riflessi sulla situazione patrimoniale”. Infine la Consob nel settembre 2017.

Dopo un anno di indagini i magistrati aretini concludono che invece la responsabilità della carenza informativa ai clienti sull’effettivo alto rischio delle obbligazioni subordinate è da attribuire solamente a Bronchi, Fornasari e Canestri. I tre, si legge nell’avviso di conclusioni indagini, “in concorso tra loro hanno agito allo scopo di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nel prospetto base depositato ai fini dell’offerta al pubblico dei prestiti obbligazionari” e con “l’intenzione di ingannare i destinatari (…) concorrevano a esporre false informazioni rappresentando fattori di rischio non adeguati alla natura del prodotto finanziario offerto”, “occultavano dati e notizie sulla situazione patrimoniale e finanziaria” di banca Etruria “omettendo di rappresentare le criticità, in particolare in merito alla posizione di liquidità” dell’istituto di credito così “da indurre in errore i destinatari” delle obbligazioni. Non pochi, migliaia di risparmiatori hanno visto andare in fumo ben 110 milioni investiti in subordinate.

Ma se per Consob tutti sono da ritenere responsabili proprio in veste di amministratori, la magistratura è tenuta a individuare riscontri oggettivi di un diretto coinvolgimento degli indagati e, secondo gli inquirenti, i responsabili sono tre. Il papà dell’ex sottosegretario Maria Elena, è dunque a un passo dal dormire sonni tranquilli e dal poter dimenticare la lunga esperienza avuta in banca, dal 2011 come consigliere e dal 2014 in veste di vicepresidente. Rimane l’ultimo fascicolo: quello relativo alla buona uscita da 1,2 milioni attribuita all’ex dg Bronchi. Per questo Boschi è indagato per bancarotta fraudolenta.

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