L’intervista

Stadio della Roma, Nogarin: “Ma quale Grillo. Lanzalone è roba mia”

Filippo Nogarin - Il sindaco di Livorno: “Selezionai io il suo studio legale per risolvere la grana rifiuti”

17 Giugno 2018

Non ci dorme da due notti, da quando ha avuto notizia dell’arresto di Luca Lanzalone. È “sbalordito”, “incredulo”. Eppure, il sindaco Cinque Stelle di Livorno, Filippo Nogarin, non cambia idea. Lo stima, quell’avvocato da cui adesso prendono tutti le distanze. E il motivo è molto semplice: “L’ho portato io”. Eccolo, il filo rosso che unisce la carriera del legale genovese e il grande affare dello Stadio della Roma. Che avesse mosso i primi passi a Livorno, era cosa nota. “Ma io non ci sto al racconto per cui ce l’hanno calato dall’alto Grillo o Casaleggio: Lanzalone l’ho scoperto io”.

Sindaco Nogarin, ci racconta come è andata?

Quando siamo arrivati alla guida della città, nel 2014, ci siamo trovati dall’oggi al domani a dover selezionare una nuova classe dirigente. Non bastava che fossero persone estranee alle altre forze politiche, avevamo la necessità di imprimere un cambio di direzione dell’amministrazione. Non dovevano solo essere libere, ma pure capaci: professionisti in grado di avere un nuovo approccio amministrativo.

Il banco di prova è stata la grana della municipalizzata dei rifiuti, l’Aamps, sull’orlo del fallimento, che le è costata un’indagine per bancarotta fraudolenta.

Eravamo alla ricerca di avvocati, commercialisti, esperti in diritto amministrativo, giuslavoristi che potessero darci il massimo contributo, nel pieno rispetto della legalità. Volevamo aprire una nuova via, la legge sul concordato preventivo in continuità era fresca di approvazione e noi siamo stati i primi ad applicarla. Praticamente abbiamo scritto un nuovo capitolo dei manuali di diritto pubblico.

Fu un’idea dello studio Lanzalone?

All’epoca (era il 2015, ndr) io e gli assessori Gianni Lemmetti (oggi nella giunta di Virginia Raggi, ndr) e Francesca Martini facemmo una marea di colloqui, una quindicina.

Qualcuno vi sponsorizzò l’avvocato genovese?

Macché. Ricordo che Lanzalone mi disse che, seppur genovese, non aveva mai visto né conosciuto Grillo né tantomeno Casaleggio.

Perché sceglieste lui?

Avevano una visione d’insieme molto più completa degli altri. Non dicevano: ‘Si è sempre fatto così’, ma ‘possiamo provare questa via’. Al secondo colloquio chiesi di partecipare anche ai responsabili degli Enti Locali del M5S.

All’epoca erano Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.

Sì. Mai stati presuntuosi, sempre equidistanti. Abbiamo fatto un lavoro enorme insieme. Ma noi siamo stati protagonisti, non spettatori. Nessuno ha mai calato persone dall’alto. In quattro anni, mai una volta ho ricevuto una telefonata da Grillo o da Casaleggio per perorare la causa di qualcuno.

Lanzalone vi convince e gli affidate la consulenza.

Mi prendo un merito, lo dico con orgoglio. Ci ho riflettuto: io non so né posso avere idea di quello che Lanzalone abbia fatto a Roma, ma so che a Livorno è arrivato dopo una selezione molto importante e ha fatto un lavoro eccellente.

Al di là dei risvolti processuali, a Roma pare si siano fatti un po’ troppo sedurre dal potere.

Finché ho avuto rapporti con lui, Costantini (socio dello studio legale, ndr) e il loro entourage, sono stati molto corretti, mai una caduta di stile. Non hanno mai travalicato il loro ruolo, pur consapevoli del vantaggio competitivo che potevano avere. Mi colpisce molto che persone di un così alto livello stiano vivendo una situazione così dubbia e discutibile.

Avete fatto un errore di valutazione?

Continuo a pensare che sia una persona corretta, un grandissimo professionista. Lo stimo veramente tanto. Certo, leggo dalle cronache cose che mi lasciano sbalordito, incredulo. Ma non deve esistere una giustizia sommaria sui media. Si faccia giustizia, ma in tribunale.

Ha parlato con il suo ex assessore Lemmetti di quello che è successo a Roma?

Per ovvi motivi di tempo, non riusciamo più a sentirci tantissimo. Resta l’affetto e la stima per una persona che ho scoperto io. Anche lui è frutto del mio scouting.

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