Nicholas Ferrante, 21 anni.

Iscritto nel Pd a 17 anni.

Perché?

Per stare dalla parte dei deboli.

Con Renzi? Sicuro?

Durante le primarie non aveva detto che al governo avrebbe abrogato l’articolo 18. Potevo mai saperlo prima? Il Pd dovrebbe stare nel centrosinistra. La sua identità non può essere tradita.

Che reazioni ha ricevuto dopo l’ intervento in Sinistra Dem?

È stato apprezzato molto dai partecipanti provenienti dal Sud. Dove i difetti del Pd sono più accentuati: un partito chiuso nei notabilati che difendono il loro potere, impossibile da aprire ai giovani, ai professionisti, a chi vorrebbe partecipare a decisioni democratiche.


video di Manolo Lanaro

Quei notabilati meridionali di cui persino Vincenzo De Luca si è lamentato. Lui che aveva il figlio, Piero, eletto da capolista a Caserta. Trova analogie con la candidatura di Giuseppe De Mita che lei ha criticato?

Sono storie diverse. De Luca viene dal Pci ed è un valido amministratore. Io sono studente universitario e grazie alla Regione seguo le lezioni senza pagare abbonamenti per il bus. Piero è un giovane competente, un referendario alla corte di Giustizia, mi sembra un azzardo impedirgli di fare politica perché è figlio di. Certo, poteva giocarsela in altri collegi…

Se l’è giocata nell’uninominale di Salerno ed ha perso.

Come tutti i dem in tutta la Campania. Ma il percorso dei De Luca è coerente. Quello dei De Mita no. Ciriaco De Mita esce dal Pd perché Veltroni non lo candida, va nell’Udc, il nipote Giuseppe lo segue e va all’opposizione dei governi Letta, Renzi, Gentiloni. Una candidatura sbagliata, imposta da un sistema elettorale truffaldino e forse incostituzionale, il Rosatellum. Le candidature andavano scelte con gli iscritti.

Andrebbe rimessa agli iscritti anche la decisione su un’eventuale appoggio del Pd a un governo M5s?

Certo. E poi si va a valutare in parlamento i punti programmatici del M5s, e su quelli si lavora. Ricordo che i parlamentari non hanno vincolo di mandato, è contro la Costituzione imporre a priori di stare all’opposizione. Anche se…

Anche se?

Una domanda su come si fanno le tessere andrebbe fatta.

Facciamola.

Il modello Milano funziona benissimo e in città il Pd ha preso il 30 per cento. In Irpinia solo il 15 per cento. Perché qui abbiamo notabili e servi che raccolgono adesioni soltanto durante i congressi e solo di amici e parenti.

Come giudica l’analisi delle ragioni della sconfitta?

Al Sud si è liquidato il tema dicendo che l’onda grillina è dipesa dal reddito di cittadinanza. Non è così, al Sud non siamo tutti disoccupati o disperati.

In costiera sorrentina, zona ricca, il M5s ha sfiorato il 50 per cento.

A dimostrazione della reazione a un sistema politico marcio.

Lei sostiene che ampie fette di elettorato di sinistra hanno votato M5s. Perché?

Il voto M5s è stato un voto di difesa delle idee che fino a poco tempo fa erano alla base del voto per il Pd: i beni comuni, la questione morale, i diritti del lavoro. Temi che il Pd ha abbandonato e i grillini no.

Quindi Pd e M5s hanno un bacino elettorale comune?

In parte sì. Su certi argomenti non siamo molto distanti.

Dunque?

Se il M5s presenterà un programma in punti, e questo programma sarà di centrosinistra, perché il Pd deve dire no?

Lei ha detto di conoscere gli elettori che prima votavano a sinistra e ora il M5s. Chi sono?

Insegnanti, professionisti, praticanti legali, piccoli imprenditori. Con dei valori di cui prima il Pd si faceva carico. Hanno votato contro il Pd per azzerare tutto. Nel collegio di De Mita il M5s ha candidato Generoso Maraia. Figlio di Giovanni Maraia, ex dirigente del Pci che fu il primo a scoperchiare il caso Isochimica (la fabbrica che ha avvelenato di amianto Avellino seminando morti e malattie, ndr).E poi dicono che hanno votato M5s per il reddito di cittadinanza?

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