Dietro segnali e frequenze radiofoniche si consumano guerre sconosciute e cruentissime. C’è una piccola stazione capitolina, Radio Sportiva Roma, che combatte contro un gigante dell’emittenza nazionale, il gruppo Gedi (l’editore, tra le altre, di Repubblica, la Stampa e l’Espresso, proprietario di Radio Capital, m2o e Radio Deejay). La battaglia che ha ingaggiato la piccola emittente è proprio contro Radio Deejay, la seconda più ascoltata del Paese, proprietaria di centinaia di frequenze in tutta Italia.

Denunciano presunte pressioni, lecite e illecite, per impossessarsi del loro spazio radiofonico (Radio Deejay nel Lazio trasmette anche sulla frequenza 90.100 Mhz, Radio Sportiva trasmette su 90.0). Il Gruppo Gedi si sente tutelato da una sentenza del Tar, confermata dal Consiglio di Stato nel 2016, che riconosce le interferenze di Radio Sportiva sulle frequenze di Radio Deejay. Secondo Radio sportiva, invece, i potenti dirimpettai si sarebbero serviti di ripetitori abusivi per amplificare il proprio segnale, “simulando” così un’interferenza altrimenti inesistente.

La svolta è di poche settimane fa. Quest’estate gli ispettori del ministero dello Sviluppo economico hanno rilevato un aumento anomalo nel livello di segnale delle trasmissioni di Radio Deejay provenienti da Monte Cosce, in provincia di Rieti. Il 21 settembre hanno quindi visitato l’impianto, che trasmette Radio Deejay sulla frequenza 90.100 Mhz. Nel corso dell’ispezione si sono imbattuti in una scoperta clamorosa. Attraverso una piccola porta su un muro hanno trovato l’accesso ad uno stanzino ricavato tra le pareti del locale. All’interno dell’intercapedine era nascosto un doppio impianto di trasmissione non autorizzato. Entrambi i trasmettitori erano attivi e in funzione, collegati a un sistema di antenne a sua volta irregolare (una delle due antenne, collocata a 21 metri di altezza, era stata oggetto di una precedente ispezione da cui risultava una “difformità di esercizio”). Tutto ben nascosto: il sistema, per usare le parole del ministero, era “rinvenibile solo a un’ispezione molto accurata e approfondita della postazione”.

Radio Deejay aveva dichiarato un solo impianto di trasmissione dalla potenza di 250 watt. Gli altri due trasmettitori nascosti nell’intercapedine avevano invece una potenza, rispettivamente, di 1.000 e 2.000 watt. Ecco le conclusioni degli ispettori: grazie al doppio impianto non autorizzato l’emittente era in grado di utilizzare “una potenza ben maggiore di quella legittimamente prevista” e “di guadagnare sul territorio una ricezione di segnale di gran lunga maggiore rispetto a quella propria della configurazione legittima dell’impianto”.

Dopo i controlli Radio Deejay è stata diffidata a rimuovere i sistemi di trasmissione e le antenne non autorizzate.

La radio ha provveduto immediatamente, come sottolinea il documento che il ministero ha trasmesso alle procure di Roma e Rieti: “A seguito di questo fortunato rinvenimento, cui è seguita la citata diffida, il segnale della Radio Deejay è repentinamente rientrato nei livelli che da sempre ci si attendeva di dover e poter riscontrare”.

Il Gruppo Gedi se la caverà con pochissimo: rischia una sanzione compresa tra i 300 e i 5.800 euro. Ma replica: “Il Consiglio di Stato ha sancito il diritto di Radio Deejay di non essere interferita sul proprio impianto di Monte Cosce dall’impianto della società Mediaradio (proprietaria di Radio Sportiva, ndr)”. Aggiungono: “L’impianto di Radio Deejay risulta tuttora interferito da quello di Mediaradio, che opera con caratteristiche tecniche che eludono la sentenza”. I trasmettitori abusivi, secondo Gedi, sarebbero solo degli “apparati di scorta”. Una ricostruzione che non coincide con le osservazioni degli ispettori ministeriali.

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