Un’altra accusa di favoreggiamento nel caso Consip. Questa volta, nel registro degli indagati, finisce Filippo Vannoni. Parliamo del renzianissimo presidente di Publiacqua a Firenze. Fu lui a dichiarare dinanzi ai pm di Napoli di aver saputo dell’indagine su Consip dall’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, oggi ministro dello Sport, Luca Lotti. E in modo molto più blando lasciò intendere che, della vicenda Consip, in qualche modo, era venuto a conoscenza persino l’ex premier Matteo Renzi.

Interrogato ieri dalla Procura di Roma, alla presenza del suo avvocato, Vannoni ha sfumato la versione dei precedenti interrogatori, ritrattando in parte alcune dichiarazioni su Lotti. Nello stesso tempo, i pm romani Paolo Ielo e Mario Palazzi gli hanno contestato l’accusa di favoreggiamento a vantaggio degli indagati nell’inchiesta Consip. Accusa che nasce, il 20 dicembre scorso, dalle dichiarazioni dell’ex ad della centrale pubblica degli acquisti, Luigi Marroni, che dichiara di aver saputo di indagini in corso da quattro fonti diverse: Vannoni, appunto, il presidente di Consip Luigi Ferrara, il generale Emanuele Saltalamacchia e da Lotti. È per questo, racconta ai pm Marroni il 20 dicembre, che decide di bonificare gli uffici dalle microspie. Trovandole.

Di lì a poco è proprio Lotti – anch’egli indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento, come il comandante dell’Arma Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia – a chiedere di essere ascoltato dalla Procura di Roma. Alla quale racconta la sua versione dei fatti e il suo rapporto con Vannoni. E la ricostruzione di Lotti – come risulta dal suo verbale, pubblicato in esclusiva da Davide Vecchi sul Fatto – è ricca di colpi di scena. Il 21 dicembre, infatti, dopo aver confermato ai magistrati di Napoli che anche il ministro dello Sport era nel ventaglio di nomi che avevano allertato il Giglio Magico sull’inchiesta Consip, Filippo Vannoni prende un treno per tornare a Firenze. Però decide di spezzare il percorso in due tappe. Scende a Roma. E si precipita a Palazzo Chigi. Per far cosa? Per riferire, anche al suo amico ministro, quel che ha appena dichiarato ai pm napoletani.

Il dato più bizzarro è che però, secondo le dichiarazioni di Lotti, Vannoni gli confessa di aver mentito ai pm sul suo coinvolgimento. Lotti, che dichiara di conscere Vannoni dal 2008, dice di non averlo mai incontrato nel 2016, tranne che in un’occasione: proprio quel 21 dicembre. E per una casualità. Lotti infatti racconta di averlo incontrato per caso, proprio la mattina di quel 21 dicembre, alla stazione di Firenze, quando lo saluta velocemente, mentre Vannoni gli dice di essere diretto a Napoli. I due prendono lo stesso treno, ma soltanto fino a Roma, visto che Vannoni prosegue per il capoluogo campano. Al rientro ripassa da Roma, va da Lotti, e gli racconta di aver mentito. Tanto che il ministro dichiara a verbale di avergli risposto: “Non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo”.

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