Il candidato premier calerà la mossa sulla legge elettorale. Per stanare Matteo Renzi e sottrarlo al perenne abbraccio con Silvio Berlusconi. E per rendere più vicina la soglia per un governo a 5Stelle. Luigi Di Maio ha pronta una nuova proposta sulla legge elettorale, pensata anche e soprattutto per chiamare al tavolo Renzi. “L’ex premier deve smetterla di giocare con Berlusconi, e discutere con noi”, ha ragionato il vicepresidente della Camera con i parlamentari. E allora, ecco il rilancio di Di Maio. Con la base di partenza che “sarà sempre il nostro Legalicum”, ovvero l’Italicum depurato dalla sentenza della Corte costituzionale dello scorso gennaio: una legge di fatto proporzionale, da estendere anche in Senato.

Ma la vera differenza, nella proposta del M5s, la fanno le cifre: e la prima è quella per la soglia sopra la quale si prende il premio di maggioranza, che si abbassa dal 40 al 35% per la lista più votata. Una quota più abbordabile per i 5Stelle che nei sondaggi viaggiano ormai attorno al 30, ma anche per Renzi, che sogna di recuperare punti con una campagna elettorale aggressiva. L’altro numero è quello della soglia di sbarramento, che secondo il Movimento dovrebbe alzarsi dal 3 al 5 per cento.

Soglia scelta non a caso. “A Forza Italia il 5 va bene, ce l’hanno fatto capire più volte in via informale”, riferisce una fonte di primo piano. Ma di certo non può andare bene ad Angelino Alfano, che con la sua Alternativa Popolare non potrebbe mai arrivarci. E il 5 per cento potrebbe essere un problema in più anche per i bersaniani ed ex Sel di Mdp, come per Giuliano Pisapia e il suo Campo progressista: che con una soglia del genere avrebbero quasi l’imperativo di federarsi. E tanti saluti al progetto di Pisapia di una coalizione con Renzi. Questo provocherebbe la legge elettorale a 5Stelle: fermi ovviamente nel no al premio di coalizione, che sarebbe la chiave per provare a fermarli.

E ufficialmente tetragoni anche nel no ai capilista bloccati e alle pluricandidature. Anche i capilista in realtà non dispiacciono ai vertici, a Grillo e a Casaleggio. Però la linea di partenza rimanel sul no, rigido. “Anzi, sarà il primo punto” ha assicurato Di Maio ai suoi. La certezza è che il Movimento vuole giocarsela, con una sua idea di legge. Limata da Di Maio con i parlamentari della commissione Affari costituzionali, e vidimata da Davide Casaleggio, a Roma da giovedì sera per partecipare ieri da relatore al convegno Internet Day, organizzato dall’agenzia Agi.

Il mese scorso era stato il capogruppo alla Camera del Pd, il renzianissimo Ettore Rosato, ad avvicinare Danilo Toninelli, l’esperto del Movimento in materia di legge elettorale, e il neo-capogruppo Roberto Fico. E proprio con Fico aveva parlato nella buvette di Montecitorio. Voleva mostrare apertamente il tentativo di allacciare il filo con il M5s. Anche se dopo gli incontri aveva diffuso apertamente il suo scetticismo: “I 5Stelle non vogliono fare accordi, trattare sul serio”. Mentre dal Movimento avevano ribadito la linea: “Si discute nelle sedi proprie, ossia nelle commissioni parlamentari”. E da lì si dovrà comunque ripartire.

Un bel problema, perché alla Camera un accordo tra Pd e M5s avrebbe largamente i numeri, in Senato no. E allora tornano d’attualità le riflessioni di alcuni senatori a 5Stelle, sussurrate pochi giorni fa: “Finora a Palazzo Madama sulla legge elettorale non ci ha avvicinato nessuno, eppure è una partita che si gioca innanzitutto qui”. Vero. E allora, numeri alla mano, almeno in Senato da Berlusconi e i suoi bisogna obbligatoriamente passare. Ma nei calcoli del M5s, farlo sarebbe più semplice partendo da un’intesa di massima con Renzi. Un male minore, comunque una necessità. Perché una nuova legge elettorale serve anche al Movimento. Eccome.

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