L’interrogatorio

Roma, Raggi in Procura. Le armi dell’accusa: la chat, l’email e la promozione di Marra senior

L’accusa - La sindaca Oggi in Procura

2 Febbraio 2017

Dai rapporti con Raffaele Marra, l’ex capo del Personale in Campidoglio ora in carcere per corruzione, a quelli con i due ex fedelissimi come l’ex vicesindaco Daniele Frongia e l’ex capo segreteria Salvatore Romeo. Sono alcuni degli aspetti che il sindaco di Roma Virginia Raggi dovrà chiarire durante l’interrogatorio che si terrà oggi davanti ai magistrati capitolini. Soprattutto dovrà spiegare tutti i passaggi che hanno preceduto la nomina (poi revocata) di Renato Marra, fratello del più noto Raffaele, a capo del Dipartimento del Turismo. Per questo incarico il sindaco è indagata per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico.

Il reato di abuso d’ufficio, contestato in concorso con Raffaele Marra, secondo la Procura di Roma, si sarebbe realizzato in due fasi: quando l’allora capo del Personale concorre all’iter della nomina (avrebbe dovuto astenersi per evitare così un possibile “conflitto di interessi”) e quando la Raggi non impedisce il verificarsi di questa situazione e non fa “una valutazione comparativa dei curricula degli aspiranti dirigenti”, prima di procedere alla nomina. Tra le carte acquisite in Campidoglio dalla Procura, infatti, ci sono anche sei curricula di alcuni dirigenti che avrebbero potuto aspirare a quel ruolo: per i pm non sarebbero stati nemmeno presi in considerazione. Tutto questo – è scritto nel capo di imputazione – ha procurato “intenzionalmente a Renato Marra un ingiusto vantaggio di fascia retributiva rispetto a quella già posseduta”.

Il fratello del dirigente comunale aveva inoltrato domanda per diventare Comandante dei Vigili (fascia 5). Poi però aveva accettato un ruolo al Dipartimento Turismo di fascia 3. Una promozione questa che avrebbe comportato un aumento di stipendio di circa 20mila euro lordi l’anno. Solo al sindaco viene contestato anche il falso in atto pubblico perché, “al fine di occultare” il reato di abuso d’ufficio, con una nota “indirizzata al responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza di Roma Capitale, confermava, contrariamente al vero, che il ruolo di Marra in relazione alla procedura per la nomina del fratello era stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisione”. Nella dichiarazione si parlava solo di “compiti di mero carattere compilativo”.

Insomma: la sindaca dichiara di aver fatto tutto da sola. La nota poi è stata trasmessa all’Anticorruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone, che ha ravvisato un “conflitto di interessi” nell’incarico e ha inviato il parere in procura.

Il sospetto dei pm Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio, invece, è che dietro la nomina di Renato Marra ci sia il fratello. Tra le prove in mano ai magistrati ci sono alcuni messaggi nella chat Telegram “Quattro amici al bar” tra Marra, Raggi, Frongia e Romeo. Le conversazioni che sono per lo più di carattere politico e organizzativo sono state omissate. A eccezione di pochi messaggi, come quello in cui la Raggi chiede informazioni sullo stipendio e sulle norme che regolavano la posizione lavorativa di Renato Marra: Raffaele risponde inviando foto con i riferimenti normativi, per spiegare che era tutto regolare.

Tra le prove c’è anche un’email che sarebbe stata mandata dall’assessore Adriano Meloni al delegato al Personale Antonio De Santis e per conoscenza a Marra e Raggi. Meloni nell’email ringrazia per la segnalazione di Renato Marra e fa presente di avere apprezzato le sue qualità e di essere pienamente d’accordo sul fatto che sia lui la persona giusta per quel posto. Per i magistrati sarebbe la prova della consapevolezza da parte di Raggi del ruolo dell’ex capo del Personale nell’incarico al fratello.

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