Luigi Di Maio è stato superficiale e quanto successo in queste ore è il frutto di troppa autoreferenzialità. La verità è che quattro o cinque persone non possono gestire da sole un movimento grande come il nostro: bisogna allargare il Direttorio, come voleva fare Gianroberto Casaleggio”. La senatrice dei Cinque Stelle Barbara Lezzi va dritta al punto, su Di Maio e sul M5S. Quindi anche su Virginia Raggi: “La sindaca e il suo assessore Paola Muraro hanno sbagliato, dovevano avvisare il Movimento e i cittadini dell’indagine a carico di Muraro. Ma ora a Roma si deve ripartire”.

Martedì lei su Facebook ha scritto: “Questo non è il momento per prendersela con la stampa brutta e cattiva. È tempo di chiedere scusa, risolvere velocemente il problema e continuare a lavorare senza distrazioni”. Cosa intendeva dire?
Noi non possiamo chiedere alla stampa di girarsi dall’altra parte. Piuttosto dobbiamo chiedere più attenzione anche per gli altri partiti e sugli altri Comuni. Serve più attenzione da parte dei giornalisti, non minore.

Chi deve chiedere scusa?
Virginia Raggi e Paola Muraro non hanno rivelato l’indagine a carico dell’assessore, ed è stato un errore. Non si può rispondere di non averlo mai detto perché nessuno lo aveva mai chiesto (lo ha sostenuto Raggi, ndr), e non ci si può aggrappare a sottigliezze giuridiche. Dovevano dire dell’indagine, non ci sarebbe stato nulla di male. Noi siamo il M5S: dobbiamo essere trasparenti. E non possiamo permetterci neppure la minima pagliuzza nei nostri occhi.

Quindi Raggi e Muraro devono scusarsi.
Servono le scuse.

E poi? Si può ripartire?
Si deve ripartire. Roma va ripulita, e dobbiamo ripagare la fiducia di tutti quegli italiani che ci hanno votato nelle Comunali.

Oggi sul blog di Grillo la sindaca ha detto che, sulla Muraro, aspetterà le carte per valutare. E che “nel caso ravvisassimo profili di illiceità, agiremmo di conseguenza”. Può bastare?
Un criterio certo non esiste. Ma Raggi ha detto l’unica cosa che andava detta: si dovrà valutare in base alle carte giudiziarie se per l’assessore si tratta di un’iscrizione dovuta o se c’è qualcosa di più grave.

Martedì Luigi Di Maio è stato sottoposto a un duro processo dai suoi colleghi alla Camera, per non averli informati della email con cui aveva saputo che Muraro era indagata. Lei che ne pensa?
Credo che abbia commesso un errore di superficialità. Ha detto che non aveva compreso la portata della mail, con cui era stato puntualmente informato dalla senatrice Paola Taverna. Ma se non l’aveva capita, a maggior ragione doveva diffonderla agli altri.

Ma è uno sbaglio perdonabile? Si dice che molti tra voi senatori contestino l’eccessivo potere del Direttorio.
Io dico che quanto successo nelle ultime ore dimostra come quattro o cinque persone non possano gestire da sole un movimento grande come il nostro. Ormai siamo migliaia di eletti.

E allora, cosa fare?
Bisogna allargare il direttorio a consiglieri regionali, sindaci, ed eletti vari.

Quindi anche ad altri parlamentari.
Sì. Serve un organo di almeno 30-40 persone.

Le pare una soluzione praticabile?
Era quanto voleva fare Gianroberto Casaleggio (il co-fondatore del M5S, scomparso nell’aprile scorso, ndr). Me lo disse lui stesso, pochi giorni dopo la creazione del Direttorio (nel dicembre 2014, ndr). “Questa è una cabina di regia, ma presto dovrà essere allargata” mi spiegò. Io ero andata a Milano per parlare del referendum sull’euro. Ma discutemmo anche di altro.

Beppe Grillo è venuto a Roma per cercare di risolvere il caos nel M5S. Pare un leader che si è ripreso il suo Movimento.
Beppe è il nostro garante, quando abbiamo bisogno di aiuto c’è sempre. Ed è la nostra fortuna.

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