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Nella fabbrica della morte non c’è posto per i sentimenti

Le grida e il tempestare di mani sulle porte, i “pezzi” umani portati via Dopo il film di Laszlo Nemes, non esisterà un altro modo per raccontare l’Olocausto
Nella fabbrica della morte non c’è posto per i sentimenti
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Se lo spettacolo è una distribuzione di ruoli, c’è un ruolo, nel film Il figlio di Saul che è troppo duro da interpretare. Il ruolo di spettatore. Sei messo nella condizione assurda di tentare di svincolarti da un’ossessione pesante che non conosce via d’uscita. Sei nel punto più profondo di una maledizione che non conosce […]

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