Ferruccio Sansa

Ferruccio Sansa

Giornalista

Sono nato nel 1968. Ho sempre avuto difficoltà a parlare di me. O raccontavo un sacco di palle oppure me la cavavo con due parole. E poi se soltanto provo a descrivermi ai lettori, mi accorgo di avere le idee piuttosto confuse su me stesso. Se dovessi scrivere il mio curriculum, spenderei più tempo a raccontare quella volta che ho visto i delfini al largo della Corsica piuttosto che i giornali dove ho lavorato. Gli studi che ho fatto. Ogni giorno scriverei una biografia diversa. Dubito che a qualcuno interessi conoscere il mio passato al Messaggero, Repubblica, Il Secolo XIX e La Stampa, prima di approdare al Fatto. Se provassi a descrivere chi sono, tacerei i difetti o li pettinerei da pregi come fanno gli ospiti di Marzullo: tipo “sono troppo leale”. Forse l’unica cosa che ha un senso dire è… perché faccio questo lavoro. Non ho mai desiderato fare altro che il cronista, perché questo lavoro ti costringe a capire gli altri. Si alimenta di meraviglia e di curiosità. E’, in sostanza, una forma di passione per la vita. Oggi ho quarant’anni – anzi 41 – e sono arrivato al punto in cui devi decidere se rassegnarti perché intanto non cambierai niente o se provarci ancora. Per questo scrivo.

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