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Crac Ueno Bank, scontri in Paraguay: la folla tenta l’irruzione a casa dell’ex presidente Peña, “deve andare in carcere”

L’impeachment non basta, i manifestanti inferociti hanno assediato la residenza, costringendo i militari a prelevare Peña e portarlo in una base blindata. Era stato destituito dal Senato per conflitto di interessi e legami irregolari con l’istituto di credito: oggi deve comparire davanti al pm
Crac Ueno Bank, scontri in Paraguay: la folla tenta l’irruzione a casa dell’ex presidente Peña, “deve andare in carcere”
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Niente placa l’ira dei correntisti in Paraguay. Approvato all’unanimità dal Senato l’impeachment di Santiago Peña, accusato di “conflitto di interessi”, “dirottamento di fondi pubblici” e altri reati legati al crac della Ueno Bank, l’ex presidente – giudicato in contumacia – era stato temporaneamente sottoposto agli arresti domiciliari su mandato della Procura locale. Ma la decisione non è bastata a sedare la rivolta della popolazione, che dalla Plaza de Armas si è spostata in massa davanti alla residenza di Peña, situata nel lussuoso quartiere ‘Santissima Trinidad‘ della capitale Asunción. Verso la mezzanotte, i manifestanti hanno tentato l’irruzione nell’abitazione dopo aver forzato il cordone di sicurezza. Immediata la risposta delle Forze dell’ordine che, attraverso l’intervento di Gruppo tattico blindato, ha prelevato l’ex presidente dalla residenza, ormai sotto assedio, portandolo presso il Reggimento di scorta presidenziale, base militare blindata situata nel viale General Santos, sempre ad Asunción.

Gli scontri nella notte

A sua volta, il Supporto mobile e antisommossa della Polizia nazionale arginava con gas lacrimogeni e proiettili di gomma la folla ormai fuori controllo. Media locali parlano di “diversi feriti e contusi da entrambe le parti”, ma le autorità locali non hanno ancora diffuso stime ufficiali. Si registrano anche decine di detenuti evasi nel corso della notte. Nell’elenco dei feriti c’è anche il capo della Decima commissaria Pedro Babera, colpito all’altezza del sopracciglio con una lastra di cemento.

Tra infiltrati e indignazione popolare

Rapporti d’Intelligence assicurano che gli “scontri” avvenuti nel corso della notte siano stati “provocati da gruppi di infiltrati violenti” inseriti tra gli autoconvocati con “il solo scopo di provocare le Forze dell’ordine e scatenare il caos“. E sui violenti governo e opposizione si accusano a vicenda, con teorie incrociate che vanno da una “strategia eversiva volta a creare un vuoto di potere” all'”auto attentato” orchestrato per “delegittimare le manifestazioni” in corso. Tuttavia, c’è anche una rabbia autentica, diffusa tra i manifestanti, che poche ore prima chiedevano il “sequestro di tutti i beni” dell’ex presidente e il suo trasferimento al carcere di Tacumbù. “Santi è un criminale, deve andare in carcere”, ha denunciato Andrés Maldonado, studente 21enne, che – alla pari di altri manifestanti – ritiene gli arresti domiciliari come una sorta di trattamento preferenziale verso l’ex presidente. “La mia famiglia è rimasta senza soldi, non abbiamo contanti”. “La legge dice che se rubi, 10mila o 100 milioni, non importa, finisci in prigione”, ha detto Ruben Amarilla, uno dei manifestanti, “ma quando si tratta di un ‘Manguruyù‘ (termine locale che sta per ‘pesce grosso’, ndr) la legge non applica più”.

L’udienza, l’impeachment, le accuse

Peña dovrà comparire in data odierna, alle 11 ora locale (15 italiane) presso il Pubblico ministero, davanti al magistrato inquirente Silvia González, dove si terrà l’udienza preliminare di garanzia. Sono previste la consegna d’atto d’accusa ai suoi avvocati e la richiesta formale delle misure cautelari da parte della Procura.

Con la destituzione di Peña, decisa venerdì dal Senato dopo circa sette ore di dibattito tra l’accusa e gli avvocati della difesa, sono emerse diverse irregolarità, tra cui l’esistenza di una villa fantasma, senza planimetrie né autorizzazioni ambientali, intestata all’ex presidente, situata nella località di San Bernardino, il cui valore – 900mila dollari – supera ampiamente le entrate registrate dall’esecutivo. “I soldi che cercate potrebbero essere lì”, hanno commentato i procuratori.

Peña avrebbe registrato anche un incremento patrimoniale ingiustificato di oltre il 1.600% dal 2017 al 2023 e ignorato, già a luglio, avvertimenti relativi al rischio crac della Ueno Bank. Nel mirino anche il conflitto di interessi per le sue azioni presso Ueno Holding e Grupo Vásquez, società dietro Ueno Bank; l’uso illecito dei fondi di pensione, dirottati presso un’entità bancaria che non disponeva di alcuna solidità strutturale; i favoritismi nella nomina dell’ex presidente della Banca centrale paraguaiana, Carlos Carvallo, già direttore di Ueno Bank, per il quale è stato disposto l’arresto.

Per la difesa di Peña, gli avvocati Adolfo Ferreiro e Ricardo Preda, l’ex presidente è vittima di una “palese violazione del giusto processo”, dettata da “ricostruzioni mediatiche prive di fondamento“. I legali, che avevano chiesto una proroga non concessa di 72 ore per preparare la difesa del loro assistito, ora minacciano di “ricorrere presso istanze internazionali”.

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