Wembanyama sempre più nella storia: una prestazione così non si vedeva dai tempi di Bob McAdoo | NBA Freestyle
Wembanyama sempre più nella storia
Ha fatto sembrare Daniel Gafford, un colosso di 210 cm per 120 kg di peso, il classico ragazzino del minibasket che si diverte a difendere in uno contro uno con il miglior giocatore della prima squadra durante il riscaldamento. Tra l’altro, quando supera l’uomo dal palleggio, puoi provare ad aiutare dal lato debole su di lui solo se sei una gru o male che vada una pala meccanica di elevata stazza. Ha stoppato Cooper Flagg in penetrazione con la stessa nonchalance di chi si scaccia una mosca dalla spalla. Cooper Flagg, uno che va su per davvero e che – tra le altre cose – è discretamente lungo in qualsiasi ruolo. Ha fatto un penetra e scarica per Harrison Barnes sul perimetro come se stesse facendo il verso a Steve Nash che lo osservava sugli spalti con in mano un sacchetto di popcorn. Non parliamo poi dell’alley-oop lanciato da Fox che è andato a prendere a due mani sopra al ferro ad altezza skybox. Sono solo alcune tra le gesta senza confini che Victor Wembanyama ha mostrato al mondo in settimana, nella vittoria di misura sui Dallas Mavericks. Partita da 52 punti (record personale), 24 rimbalzi (record personale) e 8 stoppate (due spicci… per uno che ha due pale eoliche al posto delle braccia). Volete trovare un altro giocatore capace di fare almeno 50 punti, 20 rimbalzi e 5 stoppate? Andate indietro nel 1974 e cercate nell’elenco Bob McAdoo, orgoglio “italiano”. In questo inizio stagione, la stella degli Spurs sta tirando maluccio da oltre l’arco (appena il 24%), ma sta mettendo ben 29 punti di media a partita, con 12,4 rimbalzi e 4,5 stoppate (roba alla Manute Bol). Non potrà che essere nominato MVP (salvo imprevisti), a meno che da qui ai playoff non si venga a scoprire che alcuni degli “UFO file” desecretati dagli Stati Uniti non siano effettivamente reali. Allora non cambierebbe tanto la storia (della NBA), ma solo la percezione di essa. È chiaro ormai dal suo anno d’esordio: il francese dei San Antonio Spurs non è evoluzione, bensì rivoluzione.
Ty Jerome: una nuova “Linsanity”?
Come può un giocatore esplodere dopo otto anni nella lega? Esplodere in un certo senso da veterano. Non ci sono così tanti casi da portare sul tavolo come paragone. E bisogna precisare, ovviamente, che siamo davvero agli inizi di una stagione e che le cose potrebbero cambiare radicalmente con il susseguirsi delle gare. Il rischio “Linsanity” è dietro l’angolo: Jeremy Lin, un buon giocatore, ma che per una manciata di partite nel 2012 in maglia Knicks era sembrato una superstar. Tuttavia, fatte queste premesse, la partenza di Ty Jerome è degna di nota. La guardia di Memphis sta giocando un basket davvero interessante, molto efficace, bello da vedere. E al di là di come andrà, come giocatore Jerome non è niente male. Pronti, via, ne ha messi 45 con 5 su 10 da tre nella prima partita (vinta) contro gli Utah Jazz. Per non farsi mancare niente, in settimana ha segnato 40 punti con 5 su 6 da fuori nella partita (persa di 1 punto) contro i Pelicans, dove a tratti è sembrato di vedere Steph Curry (blasfemia…) per la distanza siderale da cui era in grado di tenere sotto pressione la difensa avversaria con il tiro. Jerome è una guardia molto tosta fisicamente, con un bel controllo della palla e una grande mano da fuori anche dal palleggio, dove sta facendo centro con oltre il 37%. Bravo anche ad andare in entrata, dove non sembra particolarmente atletico, ma è un maestro nel proteggere la palla con il corpo e cercare il tabellone. Sta segnando 27,4 punti di media e i Grizzlies sono partiti molto meglio di quello che ci si aspettava. Bella sorpresa.
Inizio sottotono per Nikola Jokic
Nikola Jokic non ha iniziato la stagione da candidato MVP. È la semplice realtà. La stella di Denver, probabilmente tra i 10 migliori passatori della storia indipendentemente dal ruolo, colui che è in grado di dominare una partita sfoggiando con estrema naturalezza il ventaglio completo dei fondamentali del basket come se lo avesse inventato lui e non James Naismith. Ma sta facendo vedere una certa discontinuità nel primo scorcio di regular season. Non da lui. È ancora presto per poter dare giudizi definitivi, come stanno facendo in molti in giro per il mondo. Intendiamoci, lo scorso anno ha avuto un infortunio al ginocchio non banale e le primavere sono pur sempre 31. Di certo, vedendolo giocare, si ha l’impressione a tratti che non abbia più tutte quelle certezze che lo rendevano imbattibile nei tempi d’oro. Tempi in cui era il miglior giocatore del pianeta e battere i Nuggets era impresa più unica che rara. Le cifre parlano di un calo significativo come apporto offensivo (fermo a 23 punti di media contro i quasi 28 della scorsa stagione), ma anche di una difficoltà maggiore a colpire le difese da fuori. Sta tirando con appena il 21%, quando lo scorso anno con il 38% poteva benissimo essere invitato alla gara del tiro da tre nell’All Star Game. Anche i Nuggets non stanno volando, sono noni a Ovest con 4 vinte e 3 perse. Siamo solo all’inizio, nessun giudizio definitivo.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.