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Clima, l’Ue si prepara a un aumento di 2 gradi entro il 2050 ma delega i piani di adattamento ai singoli Stati. E l’Italia è ferma al palo

Il nuovo quadro sulla resilienza climatica adottato dalla Commissione Ue non impone soluzioni specifiche né stanzia nuove risorse. Per affrontare i rischi serviranno 70 miliardi di euro l’anno. Von der Leyen: "L'Europa si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto a quello globale"
Clima, l’Ue si prepara a un aumento di 2 gradi entro il 2050 ma delega i piani di adattamento ai singoli Stati. E l’Italia è ferma al palo
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Dovranno essere i singoli Paesi dell’Unione Europea a elaborare i piani strategici per adattarsi all‘aumento delle temperature globali stimato in 2 gradi entro il 2050 e 3 gradi entro il 2100 rispetto ai livelli pre-industriali. Lo prevede il nuovo quadro sulla resilienza climatica adottato dalla Commissione Ue che per la prima volta responsabilizza gli Stati nella prevenzione. Le autorità nazionali dovranno tenere conto della realtà climatica e dei rischi nelle proprie decisioni, ma Bruxelles non imporrà soluzioni specifiche. E questa rischia di essere una brutta notizia per l’Italia, considerando che finora, fra ritardi e sprechi, il nostro Paese ha dimostrato di non saper mettere in campo strategie efficaci per limitare e mitigare i danni causati dal cambiamento climatico. L’Italia ha raggiunto appena il 15% degli obiettivi al 2030 inseriti nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec). Mentre il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), nato già poco operativo a inizio 2024, è di fatto fermo al palo. Senza soldi, né minime indicazioni di gestione.

Secondo la Commissione, i piani nazionali dovranno coprire i diversi settori dell’economia e il monitoraggio sarà collegato anche al Semestre europeo, per trattare il problema come una questione di resilienza economica e non solo ambientale. Il quadro prevede un’iniziativa legislativa e una comunicazione non vincolante. Il piano adottato non introduce nuove risorse finanziarie, dal momento che nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034 Bruxelles ha proposto un obiettivo di spesa del 35% per il clima e la biodiversità naturale, che include anche la preparazione ai cambiamenti climatici.

Il quadro fissa una traiettoria comune di riferimento basata sulla base delle evidenze scientifiche del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico che considera un aumento di 2°C di riscaldamento entro il 2050 e +3°C entro il 2100. Non si tratta di un obiettivo politico, ma uno scenario di riferimento comune sulla base del quale gli Stati membri possono valutare i futuri rischi climatici al momento di prendere decisioni. Per sostenere le autorità pubbliche ad affrontare i rischi climatici, la Commissione europea lancerà una piattaforma online europea per la resilienza climatica che includerà una serie di strumenti, tra cui l’European Climate Viewer, sviluppato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, che fornirà una mappa interattiva dei rischi climatici previsti in tutto il continente. E il Navigator of Climate Resilience Tools, sviluppato dall’Agenzia europea dell’ambiente per aiutare gli utenti a individuare strumenti di resilienza climatica pertinenti in base alla loro ubicazione, al settore di appartenenza e ai rischi specifici che devono affrontare.

Bruxelles conferma che nei prossimi mesi lancerà un piano europeo contro le ondate di calore, un’alleanza per l’assicurazione contro i rischi climatici e un’iniziativa europea per l’acqua. Avvierà inoltre un gruppo consultivo PreparEU sulla preparazione alle catastrofi e un’iniziativa per individuare 100 territori europei più vulnerabili ai cambiamenti climatici. “L’Europa si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto a quello globale. Per diventare veramente resilienti al clima, dobbiamo adattarci e imparare lungo il percorso”, sottolinea la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Si stima che l’adattamento delle infrastrutture, dell’ambiente costruito, degli ecosistemi e dell’economia dell’Europa alle future condizioni climatiche richiederà investimenti pari a circa 70 miliardi di euro all’anno”, ha spiegato la Commissione europea

Le perdite economiche stimate, dovute ai danni causati dal clima nel periodo 2022-2025, ammontano a circa 200 miliardi di euro, ovvero 50 miliardi di euro all’anno, “in aumento rispetto agli 8,6 miliardi di euro del periodo 1980-1989”. Si legge nei documenti del nuovo quadro. “Le ondate di calore previste in Europa per il 2026 potrebbero comportare un costo annuo in termini di produzione pari a 113 miliardi di euro in 30 paesi, un onere economico sostanziale derivante da un unico fenomeno climatico”, si legge ancora. L’agricoltura viene indicata tra i settori che registrano le perdite più consistenti legate al clima. La perdita media annua nell’Ue è stimata a circa 28,3 miliardi di euro, con solo il 20-30% di tali perdite assicurato. La siccità è la principale causa delle perdite in questo settore: “Ad esempio, nel 2026 le perdite potrebbero raggiungere i 90 miliardi di euro”.

“L’estate scorsa sarà anche stata una delle più calde o la più calda mai registrata, ma con ogni probabilità sarà la più fresca degli anni a venire. E qualunque cosa facciamo, la situazione probabilmente peggiorerà”. È l’avvertimento lanciato dal commissario Ue al clima, Wopke Hoekstra, in conferenza stampa. “La buona notizia è che abbiamo un certo margine di manovra: le scelte che facciamo oggi possono effettivamente rendere meno gravi tali impatti. Quindi occorre fare di più a tutti i livelli: locale, regionale, nazionale, ma naturalmente anche a livello europeo. Per aiutare a proteggere, pianificare e prepararci a un’Europa più calda”, conclude.

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