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Muoversi, per la vita - 2/3

Anche brevi distanze possono ridurre il rischio di morte per tutte le cause e per quelle cardiovascolari, ma solo andando di buon passo: sono queste le conclusioni di una nuova ricerca, pubblicata a settembre sul British Journal of Sports Medicine. Ne parliamo con il dott. Diego Salerno Uriarte, Cardiologo/Emodinamista presso il Centro Diagnostico Italiano (CDI) e Centro Cuore Columbus di Milano
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Muoversi, per la vita

Cosa trarre dunque dalla ricerca? Intanto, trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati vanno letti come un’associazione piuttosto che come una prova. La ricerca evidenzia poi come esistano varie strade percorribili, tutte con risultati soddisfacenti. Come dire che qualsiasi movimento è sempre meglio di zero movimento – un messaggio che da decenni la scienza cerca di far passare.

“Lo sport fa bene in generale”, rimarca il dott. Salerno Uriarte. La sedentarietà è ritenuta infatti la quarta causa di morte e disabilità; secondo l’Oms, “incrementa la mortalità per tutte le cause, raddoppia il rischio di morte per patologie cardiovascolari e diabete, aumenta in maniera significativa il rischio di tumore al colon, ipertensione, osteoporosi, ansia e depressione”.

Esattamente il contrario dell’attività fisica. “Oltre a ridurre il rischio di morte precoce, ha anche un indotto positivo grazie al suo impatto sul colesterolo LDL, sul peso corporeo, sulla pressione arteriosa e sulla glicemia, tutti fattori di rischio modificabili su cui è possibile agire”, prosegue il cardiologo. Si possono prevenire così malattie come quelle cardiovascolari, ma anche diabete e tumori, che sono importanti cause di morte.

Quindi muoversi è imperativo, più che si può. “Le persone che aumentano l’intensità riducono il rischio di morte perché accrescono i benefici per il cuore”, spiega l’esperto. “Abituandosi a soglie di frequenza cardiaca più alte, l’organismo risulta più allenato e si allarga la forbice tra frequenza basale e massimale, che fisiologicamente si riduce con l’età. L’allenamento costante, allargando la forbice, abbassa la frequenza cardiaca, stimolando il sistema nervoso parasimpatico.

Lo sport aiuta così a ringiovanire. Salerno Uriarte fa l’esempio dei professionisti sportivi la cui frequenza cardiaca a riposo è bassa e la soglia anaerobica (cioè il limite di resistenza fisica agli sforzi) è invece alta. Ma lo sport, se fatto male, può fare peggio.

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