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Quanti passi al giorno servono per ridurre il rischio di morte precoce? Altro che 10mila: un nuovo studio rivela perché conta anche la velocità della camminata

Anche brevi distanze possono ridurre il rischio di morte per tutte le cause e per quelle cardiovascolari, ma solo andando di buon passo: sono queste le conclusioni di una nuova ricerca, pubblicata a settembre sul British Journal of Sports Medicine. Ne parliamo con il dott. Diego Salerno Uriarte, Cardiologo/Emodinamista presso il Centro Diagnostico Italiano (CDI) e Centro Cuore Columbus di Milano
Quanti passi al giorno servono per ridurre il rischio di morte precoce? Altro che 10mila: un nuovo studio rivela perché conta anche la velocità della camminata
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Non è certo la prima volta che uno studio si occupa dei passi giornalieri necessari per mantenersi in salute e tenere alla larga il rischio di morte precoce. Ma quanti devono essere questi benedetti passi? I famosi 10.000 di cui si parla molto sono una cifra non supportata da linee guida, ma diffusa negli anni ‘60 da un’azienda giapponese che voleva vendere i propri contapassi; e comunque non tutti hanno il tempo o la possibilità di percorrere circa 8 km quotidiani.

Allora di quanto si può ragionevolmente scendere? In realtà, come emerge dal nuovo studio, che indica la necessità di una “flessibilità comportamentale”, non esiste una risposta univoca: molto dipende dal tempo disponibile, dall’età e dalla forma fisica. “Il target di passi non deve essere identico per tutti, e chi non può fare lunghi percorsi o andare veloce, ha pur sempre un modo per ridurre il rischio”, spiega a Ninecom.au il dott. Nicholas Koemel, coautore dello studio e ricercatore senior all’australiana Monash University.

Meno passi, ma più rapidi

Tra il 2013 e il 2015, il team ha esaminato i dati ricavati dai fitness tracker indossati 7 giorni su 7 da 64.743 adulti iscritti alla UK Biobank, di età compresa tra 40 e 69 anni. I partecipanti sono stati divisi in 4 gruppi: nel primo rientrava chi effettuava meno di 5000 passi al giorno; nel secondo chi ne faceva 5000-7000, nel terzo quelli da 7500-10.000, nel quarto quelli da oltre 10.000. Il rischio più basso di morte precoce è stato riscontrato nel gruppo dei 7500-10.000 passi al giorno. Ma a sorpresa, anche chi faceva meno dei 5000 quotidiani (circa 3 km, un target ritenuto al limite della sedentarietà) ma ad andatura sostenuta, aveva una riduzione di rischio paragonabile a chi di passi ne faceva 5000-7500, ma più lentamente.

Per stabilire il ritmo della camminata, il team ha calcolato i passi medi per minuto nei 30 minuti con il ritmo più elevato ma non necessariamente conseguente. In pratica, chi durante il giorno camminava meno ma facendo più di 80 passi al minuto aveva benefici paragonabili a chi superava i 5000 passi ma con un ritmo di 60 passi al minuto. Il follow-up dei partecipanti proseguì poi mediamente per 8 anni, fino al 2022, escludendo chi aveva dati mancanti, storia di malattia cardiovascolare o cancro, e tenendo conto di vari fattori, tra cui sesso, età, fumo, consumo di alcol, dieta. Alla fine, risultarono deceduti 1667 persone, di cui 502 per malattie cardiache.

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