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Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice Usa in Grecia, si dimette su richiesta della Casa Bianca: “False le accuse contro di me”

L'ex fidanzata del figlio maggiore di Donald Trump era finita nel mirino dopo una serie di articoli del Wall Street Journal che l'hanno accusata di corruzione. Lei: "Mi difenderò"
Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice Usa in Grecia, si dimette su richiesta della Casa Bianca: “False le accuse contro di me”
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Il passo indietro era nell’aria da giorni ed è arrivato. Kimberly Guilfoyle si è dimessa su richiesta della Casa Bianca dopo una serie di articoli del Wall Street Journal che l’hanno accusata di corruzione. “Sono false e intendo difendermi”, ha scritto su X l’ormai ambasciatrice americana in Grecia, ex fidanzata del figlio maggiore di Donald Trump. “La mia gratitudine e il mio rispetto per il Presidente Trump e per il Segretario Rubio rimangono incrollabili. Sono orgoglioso di ciò che abbiamo realizzato insieme e sarò sempre un leale sostenitore del Presidente Trump e della sua missione di rendere l’America di nuovo grande”. Inoltre, Giulfoyle scrive: “Sebbene il mio mandato di ambasciatore stia per concludersi, il mio impegno verso il Presidente Trump, il movimento ‘America First’ e il Paese che amo non finirà mai”.

Negli ultimi giorni Guilfoyle si era mostrata riluttante a fare un passo indietro ma, secondo indiscrezioni, le parole della nuova portavoce della Casa Bianca Katie Zacharia – che nelle scorse ore le aveva chiesto ufficialmente di dimettersi – non le hanno lasciato molto margine di azione. Cbs riporta che Trump nelle ultime ore aveva chiarito che la voleva fuori. “Non ci piaceva quello che leggevamo” sull’ex ambasciatrice, anche se “stava facendo un buon lavoro”, ha commentato il tycoon. Che ha tenuto a specificare: Guilfoyle “non fa parte della mia famiglia. Credo che abbia avuto una relazione con mio figlio molto tempo fa, ma non è un membro di famiglia”.

L’8 ottobre il Wall Street Journal aveva rivelato che Guilfoyle contattò un finanziatore di Trump, Eric Deters, per chiedergli 100mila dollari che sosteneva di dover versare ad American Express, chiedendo che la transazione avvenisse senza lasciare traccia documentale. La richiesta avvenne mentre Guilfoyle si stava preparando per l’audizione al Congresso per la sua conferma ad ambasciatrice. “Non risulterà da nessuna parte se trasferisci il denaro direttamente ad American Express”, scrisse su Guilfoyle su Signal, secondo quanto emerso dai messaggi esaminati dal Wsj.

Per mesi, Guilfoyle aveva intrattenuto conversazioni con Deters, un ex candidato al Congresso del Kentucky che cercava il suo aiuto per attirare l’attenzione della nuova amministrazione Trump su alcune questioni fiscali e legali personali, promettendo compensi fino a un milione di dollari in caso di successo. In qualità di ex fidanzata di Donald Trump Jr., la Guilfoyle si era offerta di sfruttare la propria influenza, stando a quanto riferito da Deters e dai messaggi visionati dal Journal. Guilfoyle inoltrò a Deters i messaggi inviati al nuovo capo dell’Internal Revenue Service (Irs), l’agenzia delle entrate Usa, e lo aggiornò sui suoi tentativi di fare pressione sul dipartimento di Giustizia per suo conto.

Tuttavia, l’audizione per la conferma della nomina si avvicinava e, a quanto sosteneva Guilfoyle, era necessario saldare il debito della carta di credito. “Tesoro, ti prego, ho bisogno che tu sbrighi questa cosa per me oggi stesso”, scrisse la donna a Deters, aggiungendo l’emoji delle mani giunte in preghiera e un Pdf con le istruzioni di pagamento di American Express. “Potresti semplicemente inviarlo qui”, scrisse il 3 luglio 2025, pochi giorni prima dell’audizione di conferma fissata per il 9 luglio. Alla fine Deters non effettuò il pagamento, dicendo alla Guilfoyle che ciò gli sarebbe costato il matrimonio.

A inizio ottobre la Guilfoyle era finita nel mirino dei Democratici delle commissioni Affari Esteri di Senato e Camera, che hanno sollecitato il dipartimento di Stato a riesaminare la sua condotta, citando un’inchiesta dello stesso quotidiano riguardante la sua attività di promozione a favore di un’azienda greca, il cui lobbista l’aveva accompagnata in incontri con governi di tutta l’area balcanica.

A marzo, durante una cena ad Atene, Guilfoyle avrebbe evocato l’imminente caduta del governo in Romania – poi verificatasi a maggio – e, al ministro greco dell’Energia Stavros Papastavrou che le ricordava come il governo fosse stato eletto dal popolo, la diplomatica statunitense avrebbe risposto: “Possiamo farlo a qualsiasi Paese vogliamo. Possiamo farlo anche qui”.

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