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Usa, l’annuncio senza precedenti del Pentagono: l’autore della strage di Fort Hood sarà fucilato in diretta streaming. Hegseth: “La gente deve vedere”. L’Onu: “È forma di tortura”

L'ex maggiore e psichiatra dell’esercito americano è stato condannato per avere ucciso 13 soldati nella base militare in Texas. L’ultima esecuzione militare negli Usa risale al 13 aprile 1961. Il capo del Pentagono Hegseth: "Faremo in modo che la gente possa vederla perché le persone devono capire che ci sono gravi conseguenze per queste azioni"
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Non solo verrà fucilato, come approvato pochi giorni fa da Donald Trump, ma l’esecuzione dell’ex maggiore dell’esercito americano Nidal Malik Hasan – autore della strage alla base militare di Fort Hood – sarà trasmessa in diretta streaming. L’ufficializzazione della decisione è arrivata dal Dipartimento della Difesa Usa, dopo che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, aveva espresso la volontà di rendere pubblica l’esecuzione: “Faremo in modo che la gente possa vederla. Che sia pubblica. Perché le persone devono capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni”, ha dichiarato il Segretario in un’intervista con l’attivista politico di estrema destra Jack Posobiec.

Una notizia che provoca la reazione delle Nazioni Unite. “Una forma di tortura“, la definisce l’alto commissario per i diritti umani dell’Onu. “Come ha sottolineato l’Alto Commissario in risposta alle esecuzioni pubbliche in Afghanistan e Iran, le esecuzioni pubbliche costituiscono una forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante. Trasmettere in diretta streaming un’esecuzione equivale a un’esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura”, ha dichiarato l’Ufficio dell’Alto Commissario in un messaggio all’Afp.

Ma la condanna alla decisione arriva da più fronti. Per i vescovi statunitensi “è una barbarie”: “Il nostro è il Dio della vita. In nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate ma questa è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata”, ha dichiarato l’arcivescovo Paul Stagg Coakley ai media vaticani. Ha aggiunto di aver appreso “con shock e grande dolore” la decisione del Pentagono: “L’esecuzione pubblica, anche di uno che ha commesso un grave danno, non farà che danneggiare ulteriormente il tessuto morale della nostra nazione e sarà ruggine sulla coscienza del suo popolo”.

Sul fronte politico, le critiche sono arrivate sia dai repubblicani sia dai democratici. “È assolutamente ripugnante”, ha scritto il senatore Thom Tillis, repubblicano della Carolina del Nord, in un post su X. “Le esecuzioni pubbliche sono pratiche tipiche di dittature oppressive come l’Iran e l’Afghanistan. Non dovrebbero accadere in America”, ha rincarato Tillis. Simili i commenti del senatore dem Chris Murphy, che ha ricordato le esecuzioni compiute dall’Isis.

L’esecuzione è fissata per il 3 dicembre. Come ha sottolineato lo stesso Hegseth il plotone sarà composto da soldati. All’inizio della settimana, il presidente Usa ha approvato l’esecuzione mediante fucilazione di Hasan, un ex psichiatra dell’esercito statunitense (oggi 56enne) che nel 2009 aprì il fuoco contro decine di persone presso il Soldier Readiness Processing Center di Fort Hood, in Texas, uccidendo tredici soldati e ferendone altri 32. La sua fucilazione sarebbe la prima esecuzione militare statunitense dal 13 aprile 1961, quando il soldato semplice John A. Bennett fu impiccato dopo essere stato condannato per stupro e tentato omicidio, come ha riferito il Death Penalty Information Center, un’organizzazione no-profit che monitora la pena capitale.

I fatti che hanno portato alla condanna di Hasan risalgono al 5 novembre 2009 quando, nel pieno del conflitto in Afghanistan, l’allora psichiatra dell’esercito, entrò in un edifico sanitario di Fort Hood dove i soldati si sottoponevano a visite mediche e aprì il fuoco al grido di “Allah Akbar” con una pistola dotata di puntatore laser. Sostenne che il suo gesto aveva l’obiettivo di impedire ai soldati di recarsi in Afghanistan dove avrebbero ucciso i suoi correligionari musulmani e al processo che ne seguì non si difese affermando di essere solo un soldato che aveva “cambiato schieramento”.

La scelta di Trump di approvare l’esecuzione mediante fucilazione potrebbe essere stata condizionata dal recente fallimento dell’esecuzione della condanna a morte di Christa Pike mediante iniezione letale. Il presidente, interpellato sulla possibilità che l’esecuzione fallita in Tennessee lo inducesse a cercare modifiche alla pena capitale, ha definito la vicenda “una situazione interessante“. Trump ha ripristinato la pena di morte a livello federale, decidendo di revocare la moratoria (sospensione temporanea) sulla pena di morte che era stata osservata dalle amministrazioni precedenti: tra il 2020 e il 2021 il governo federale ha così giustiziato 13 persone, rendendo Trump il presidente che ha ordinato il maggior numero di esecuzioni in oltre 130 anni.

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