Caso Franzoso, è polemica per le nuove regole della Federazione. De Chiesa: “Siamo in ritardo di due morti e scaricano la responsabilità sugli atleti”
Infuria la polemica sulla Federazione Italiana degli Sport Invernali proprio mentre si sta per celebrare l’assemblea per decidere se il presidente Flavio Roda succederà a sé stesso per la quarta volta. Il 10 ottobre l’appuntamento è a Verona, dove Roda per ottenere l’incarico deve raggiungere i due terzi dei voti al primo scrutinio, in base alle modifiche apportate allo Statuto federale, che fissano una maggioranza qualificata per chi abbia alle spalle un così alto numero di quadrienni al comando. Gli sfidanti devono invece raccogliere almeno un voto in più della metà. Si tratta di Roberto Bortoluzzi, già presidente del Veneto fino al 2022 e di Antonio Noris, presidente dello Sci club Zanetti-Goggi di Bergamo (dove iniziò l’attività di Sofia Goggia).
Se il bilancio dei risultati, come hanno dimostrato le Olimpiadi Milano Cortina 2026, è lusinghiero, soprattutto nello sci alpino femminile, restano però le polemiche sul tema sicurezza. In due anni sono morti due atleti. Matilde Lorenzi, 19 anni, è caduta sul ghiacciaio della Val Senales il 28 ottobre 2024. Matteo Franzoso, 25 anni, sulla pista La Parva in Cile, ed è deceduto due giorni dopo, il 15 settembre 2025, in ospedale. Due giorni fa il Corriere delle Alpi ha pubblicato una precisa ricostruzione dei risultati riguardanti la morte di Franzoso. In base a una indagine della Procura federale è emerso un concorso di cause, responsabilità plurime dovute alle condizioni di sicurezza mancanti. L’atleta andò a sbattere contro una barriera in legno non adeguatamente protetta. Per questo l’impatto ebbe conseguenze disastrose. La discesa era stata tracciata da un tecnico austriaco, ma era stata visionata anche dagli italiani. L’indagine sportiva è stata però archiviata (“allo stato degli atti”), non avendo avuto riscontri dell’indagine penale della Procura di Roma.
SCARICABARILE SUGLI ATLETI
Gli articoli di stampa hanno fatto infuriare la Fisi che in un comunicato ha scritto: “Si tratta di una indelicata, datata e irrispettosa pubblicazione di asserite notizie, che pongono in correlazione la dolorosa vicenda di Matteo Franzoso con le prossime elezioni degli organi centrali”. Più che pensare ai problemi della sicurezza, sembra preoccupata delle ricadute negative delle rivelazioni in una fase elettorale, dove il posto di Roda è messo in discussione. Si scopre adesso che nel giugno scorso la Federazione ha varato un regolamento per gli atleti delle squadre nazionali, che sa di scaricabarile rispetto alle responsabilità della Federazione. Tra gli obblighi degli atleti delle squadre nazionali, senza distinzione di età, c’è anche il seguente punto: “Gli atleti sono tenuti a effettuare una ispezione dei percorsi di allenamento al fine di valutarne preventivamente le condizioni, le caratteristiche, i rischi e le misure di sicurezza, e valutare l’adeguatezza delle proprie condizioni tecniche, fisiche e psicomotorie rispetto alle caratteristiche dei percorsi e dei tracciati e delle relative condizioni naturali artificiali ed atmosferiche”. Gli sciatori, anche giovanissimi, devono assumersi la responsabilità, “anche ai fini della scelta della velocità e delle traiettorie da seguire”. Se cadono è colpa loro.
UNA LIBERATORIA PER I TECNICI
Il regolamento dei tecnici della Federazione richiama l’autonoma valutazione da parte degli atleti. “Ai tecnici spetta organizzare le sessioni di preparazione, allenamento e partecipazione alle gare… fatte salve in ogni caso (come disposto dal Regolamento Atleti Squadre Nazionali), l’autonoma valutazione da parte degli atleti in ordine alle sussistenza delle condizioni tecniche, ambientali, meteorologiche, di sicurezza e allestimento dei percorsi e psico-fisiche di proprio gradimento, e l’autonoma determinazione, da parte dei medesimi atleti, circa l’esecuzione e lo svolgimento delle specifiche attività di preparazione allenamento o competizione agonistica”. Se non una liberatoria formale, ci assomiglia molto.
DE CHIESA: “SIAMO IN RITARDO DI DUE MORTI”
Severo e amaro il commento di Paolo De Chiesa, ex slalomista, il più giovane dei componenti della Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Piero Gros. Da anni De Chiesa commenta lo sci per la Rai. “Siamo in ritardo di due morti. E cosa ha fatto la Fisi? Ha pensato di fare firmare una liberatoria che sgravi la Federazione da qualsiasi responsabilità. No comment. La gente deve sapere: ci sono stati due morti a distanza di un anno. Matilde Lorenzi e Matteo Franzoso, e loro cosa fanno? Di fatto dicono ai ragazzi di assumersi le proprie responsabilità”. Ed è quello che il papà di Franzoso contesta oggi alla Federazione: “Ci hanno lasciato soli, la Federazione ci ha cancellato. Noi non ci rassegniamo al dolore e all’ingiustizia, ma ci uccide due volte il silenzio del mondo dello sci, quello in cui Matteo è cresciuto. Dove diavolo abbiamo infilato nostro figlio, in che brutto mondo l’abbiamo mandato a crescere… L’indagine sportiva dice con chiarezza che ci sono stati dei problemi, e allora perché si archivia? Saranno le leggi della giustizia sportiva, ma vogliamo la verità”.