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Morte di Matteo Franzoso, per la Procura federale non è detto che fu una fatalità. Eppure ha archiviato lo stesso l’inchiesta

I genitori dello sciatore venticinquenne: "Questo lavoro dice con chiarezza che ci sono stati dei problemi, e allora perché si archivia? Saranno le leggi della giustizia sportiva, ma vogliamo la verità"
Morte di Matteo Franzoso, per la Procura federale non è detto che fu una fatalità. Eppure ha archiviato lo stesso l’inchiesta
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La morte dello sciatore venticinquenne Matteo Franzoso, avvenuta un anno fa sulle nevi del Cile durante un allenamento, non fu una semplice fatalità. La rovinosa caduta ebbe effetti devastanti (il decesso avvenne due giorni dopo in ospedale) a causa di una staccionata in legno, che non era adeguatamente protetta. A questa conclusione è arrivata un’inchiesta sportiva che però, nonostante i pesanti dubbi, è stata archiviata per mancanza di riscontri sull’esistenza di un’indagine della Procura della Repubblica di Roma. A ricostruire quanto è avvenuto sul piano degli accertamenti sono alcuni articoli firmati dal giornalista Alessandro Michielli e pubblicati dal Corriere della Alpi, il quotidiano bellunese del Gruppo Nem. La rivelazione avviene a due giorni dall’assemblea federale e sarà sicuramente oggetto di discussioni.

“UN OSTACOLO RIGIDO”

L’archiviazione è stata disposta dal procuratore federale della Fisi, Stefania Cappa, e dal procuratore nazionale aggiunto, dopo il parere favorevole della procura generale del Coni, firmato da Ugo Taucer. Le motivazioni si appuntano sulla staccionata ai lati della pista. “La natura rigida dell’ostacolo e la distanza ridotta dal tracciato hanno aggravato le conseguenze dell’uscita di pista. È scritto negli atti – L’evento, pertanto, non può essere ricondotto a una singola causa. Alla manovra errata si sono sommate condizioni strutturali e di sicurezza che hanno limitato i margini di contenimento dell’incidente. La collocazione degli ostacoli, la conformazione dell’area di sicurezza e l’efficacia delle protezioni costituiscono elementi centrali nella valutazione complessiva dell’accaduto”. Secondo la Procura quella barriera costituiva un “rischio prevedibile”. La configurazione del tracciato e delle aree adiacenti “non appaiono conformi ai criteri di sicurezza richiesti per una pista destinata ad allenamenti ad alta velocità. In particolare, la collocazione di strutture rigide all’interno dell’area di potenziale uscita di traiettoria costituisce un fattore di rischio prevedibile e prevenibile, tanto più in considerazione del fatto che diversi atleti avevano segnalato come ‘pericoloso’ il tratto dove Matteo Franzoso ha perso il controllo degli sci per la presenza vicina del frangivento”. A tracciare il percorso era stato un tecnico austriaco, ma sarebbe mancato un controllo dello staff italiano: “La mancata verifica della corretta predisposizione del tracciato e delle zone di sicurezza, anche in presenza di un tracciatore esterno, ha contribuito a rendere più prevedibile e potenzialmente evitabile l’evento incidentale”.

I GENITORI: “PERCHE’ SI È ARCHIVIATO?”

La Procura ha archiviato dopo aver chiesto il 12 gennaio scorso alla Procura della Repubblica di Roma se fosse aperto un fascicolo. La richiesta era stata ripetuta il 2 febbraio. Il 5 febbraio (il giorno precedente all’avvio delle gare olimpiche di sci alpino) era stata disposta l’archiviazione non essendovi i presupposti per promuovere l’azione penale nei confronti dei tesserati. Marcello e Olga Franzoso, i genitori di Matteo, avevano già lamentato a un anno dall’incidente il disinteresse della Federazione. “Ci hanno lasciato soli, la Federazione ci ha cancellato, non ci hanno più scritto, né coinvolto” avevano detto, sostenendo che tutti i dirigenti fossero scomparsi dopo il cordoglio espresso a ridosso dell’incidente. “In un anno è rimasto tutto fermo, non si è fatto un solo passo avanti per accertare le responsabilità per quanto successo. Noi non ci rassegniamo al dolore e all’ingiustizia, ma ci uccide due volte il silenzio del mondo dello sci, quello in cui Matteo è cresciuto. Dove diavolo abbiamo infilato nostro figlio, in che brutto mondo l’abbiamo mandato a crescere”. Il loro commento dopo le ultime rivelazioni: “Questo lavoro dice con chiarezza che ci sono stati dei problemi, e allora perché si archivia? Saranno le leggi della giustizia sportiva, ma vogliamo la verità”. In realtà un’indagine penale risulta aperta a seguita di una denuncia presentata dai genitori. Dal suo esito dipende la possibilità per la giustizia sportiva di riaprire la propria istruttoria, che nel frattempo è stata archiviata.

LA FISI SI PREOCCUPA DELLE ELEZIONI

Invece di preoccuparsi della sostanza dei dubbi sulla fine di Matteo Franzoso, la Fisi pubblica un comunicato in cui critica la pubblicazione sul “Corriere delle Alpi” di un articolo, a lato della ricostruzione su ciò che è accaduto in Cile, riguardante la prossima elezione per il rinnovo delle cariche prevista per il 10 ottobre. “Si tratta di una indelicata, datata e irrispettosa pubblicazione di asserite notizie, che pongono in correlazione la dolorosa vicenda di Matteo Franzoso con le prossime elezioni degli organi centrali”. Entrando nel merito, dopo aver espresso dolore per la morte del giovane e di Matilde Lorenzi, la Fisi scrive: “Per entrambe le vicende la Federazione, nell’ambito delle proprie facoltà e nei limiti della competenza riconosciuta agli organi di giustizia sportiva, ha sollecitato la Procura federale a svolgere tutti gli accertamenti in suo potere. Tali accertamenti si sono conclusi, allo stato degli atti, con provvedimenti di archiviazione, non essendo state ravvisate specifiche responsabilità da contestare a tesserati della Federazione”. La Fisi conclude: “La Federazione ha comunque invitato la Procura federale a svolgere un supplemento di indagini, al fine di tentare di addivenire all’accertamento di ogni e qualsiasi responsabilità ravvisabile in relazione ai fatti occorsi. Ogni diversa lettura è capziosa e, in questa particolare fase della vita federale, non può che essere ritenuta manifestamente strumentale”.

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