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Gli studenti francesi in piazza mandano un monito ai coetanei europei: che democrazia volete per il futuro?

La speranza è che le piazze di tutta Europa si riempiano presto di studenti, di lavoratori, di pensionati, che chiedano a gran voce la fine di politiche belliciste e il rispetto dei diritti costituzionali
Gli studenti francesi in piazza mandano un monito ai coetanei europei: che democrazia volete per il futuro?
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di Roberto

L’istruzione è il diritto più importante, perché solo chi ha accesso alla conoscenza acquisisce gli strumenti per capire quanto sia importante la democrazia e quanto sia fondamentale difenderla. Altrimenti, la democrazia rischia di fare la fine della salute: la stragrande maggioranza di chi ce l’ha si rende conto di quanto era importante soltanto dopo averla persa. Questo l’aveva capito Piero Calamandrei, uno dei nostri più insigni Padri Costituenti. E l’hanno capito anche gli studenti francesi, che stanno manifestando contro i tagli governativi alla scuola.

La protesta degli studenti francesi, che per durata e partecipanti è diventata un problema per Macron, assume un’importanza notevole, per la posta in gioco, che riguarda anche gli altri popoli europei.

Gli studenti dicono no alla guerra. “Siamo una generazione che non ha voglia di andare a morire in guerra, ma di studiare. I soldi non vadano alle spese militari, ma all’istruzione pubblica”: sono le parole di Marius Mesnil, studente diciottenne tra i leader della protesta. Il ripudio della guerra è certamente legato al rischio di finire al fronte, che è direttamente proporzionale all’innalzamento delle spese militari conseguente al piano ReArm Europe traguardato al 2030 e all’obiettivo Nato di spendere in armi fino al 5% del Pil entro il 2035.

Ma condannare questa voce di spesa significa anche denunciare gli inevitabili tagli ai servizi pubblici e al welfare, che sono i parametri vitali da monitorare, per valutare lo stato di salute di una democrazia. Infatti, una democrazia funziona, è solida, è veramente tale non soltanto per la permanenza dei diritti politici: non basta che resti la possibilità di fondare nuovi partiti e di votare alle elezioni, perché anche la Costituzione di Weimar, che era la più avanzata dell’epoca, permise a Hitler di fondare un nuovo partito, di presentarsi alle elezioni e di vincerle.

Una democrazia è in salute anche se i diritti civili, sociali ed economici continuano ad essere garantiti nei fatti, cioè dalle leggi votate in Parlamento e dalle politiche del Governo. Perché se i cittadini si rendono conto del fatto che la spesa per le armi fagocita la gran parte delle risorse dello Stato e ne sottrae così tante ai servizi pubblici e al welfare, al punto da svilire questi diritti, da farli regredire allo status di buoni propositi rimasti lettera morta sulla Costituzione, non c’è “soltanto” un problema di perdita della qualità della vita, ma anche di scadimento della qualità della democrazia e di rischio per la sua tenuta.

Una democrazia in cui succede questo non sta certamente affrontando una fase fiorente, perché è esposta a tre rischi, tra loro correlati. In primo luogo, il rischio è quello di perdere fiducia nei partiti tradizionali e nella stessa democrazia, arrivando a rinunciare ad esercitare il diritto di voto. L’elevato astensionismo, per assurdo, rischia di far cadere i partiti nell’autoreferenzialità: anziché avvertire l’urgenza di rinnovarsi, di prendere maggiormente a cuore i problemi reali dei cittadini, i partiti si arroccano sulle proprie posizioni e allontanano ulteriormente gli elettori. Il rischio più grave è quello di spingere, in tal modo, molto cittadini al voto di protesta, verso partiti populisti di estrema destra, percepiti come l’unica possibile soluzione, l’unico possibile interprete di istanze di cambiamento destinate, peraltro, ad essere nuovamente deluse, con il rischio ulteriore di perdere altri diritti e, forse, addirittura la libertà.

È questo il monito che gli studenti francesi stanno mandando ai coetanei europei: in quale democrazia state vivendo e quale democrazia vorrete, per gli anni a venire? La speranza è che le piazze di tutta Europa si riempiano presto di studenti, di lavoratori, di pensionati, che chiedano a gran voce la fine di politiche belliciste e il rispetto dei diritti costituzionali e che i Governi e i Parlamenti ritrovino nelle rispettive Costituzioni i principi guida delle proprie azioni.

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